Attualità, Citazioni, Politica, Riflessioni

La rabbia giusta dell’Italia

The Lightning Tree
© Christopher K. Eaton / Terra Photographica

In questo momento buio per l’Italia, dove chi poteva e può iniziare a porre rimedio invece spende parole per cercare di dare la colpa della paralisi ad una non meglio precisata “crisi”, in questo momento in cui i valori vengono dispensati in base a calcoli di convenienza o allo share, in questo momento in cui la drammatica situazione spinge molti a provare disgusto, rabbia, repulsione, spingendoli a trovare qualcuno di diverso contro il quale accanirsi per sfogare l’ira… vi propongo una poesia indirizzata, solo in apparenza, ai bambini. Perché, a volte, nei momenti difficili in cui si perde il controllo, i bambini riescono a rinsavirci con la loro semplicità.

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente

Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore

Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione

E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo

E non cambia canale
Cambia il mondo.

(Rima della rabbia giusta, Bruno Tognolini)

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Attualità, Politica, Riflessioni

Giustizia? Solo se il tasso d’interesse è alto.

Ho appena visto questo servizio del TG di LA7 in cui sono state riassunte le dichiarazioni dell’incontro tra il nostro Presidente del Consiglio, Mario Monti, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

A momenti cado dalla sedia. Ho controllato su Internet ed ho trovato conferma in questo articolo de Il Fatto Quotidiano.

La dichiarazione sconcertante è fuoriuscita dalla bocca del nostro Presidente e mirava a fornire le ragioni che l’hanno spinto ad annunciare l’impegno a riformare la giustizia in Italia. Le parole sono state:

La giustizia è determinante per la competitività del Paese, quindi un governo come il nostro, che è stato chiamato per far uscire l’Italia dalla crisi, non può non occuparsi di garantire una giustizia funzionale all’obiettivo che ci siamo dati. Se in un territorio non c’è giustizia, vuol dire che non c’è attrattività economica. Quindi dobbiamo agire.

Il mio turbamento è dovuto alla deduzione logica che è stata fatta: “dobbiamo riformare la giustizia perché altrimenti nessuno investe in Italia”.

Il termine giustizia deriva da giusto. Lo dice il nome stesso: la giustizia è giusta e, in quanto tale, dovrebbe essere perseguita sempre e comunque.

Se in un territorio non c’è giustizia, vuol dire che è un paese ingiusto. Punto. Questa è la cosa importante… non se attrae o meno capitale!

La giustizia deve funzionare, indipendentemente dal ritorno economico. Il Governo deve garantire il funzionamento efficiente della giustizia; deve agire per garantire questo diritto fondamentale ai cittadini, e non perché altrimenti i mercati non investono nel nostro paese! Il Governo ha infatti un dovere verso i cittadini e non verso i mercati economici.

Il Governo è al servizio dei cittadini. Dei cittadini. Non delle banche. Non dei mercati. Non dell’economia. E’ al servizio dei cittadini.

Attualità, Politica, Riflessioni

Quanto vale una mela? E una persona?

Ho appena letto un articolo intitolato “Apple adesso vale più della Polonia o del Belgio“.

Quando leggo articoli di questo tipo mi altero molto, non tanto per la notizia (che comunque è un dato di fatto), quanto piuttosto per le implicazioni di una tale affermazione.

Apple supera per la prima volta i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione: una cifra irraggiungibile anche per diverse nazioni europee.

[…] Le dimensioni della valutazione di Apple diventano più chiare se si fa un paragone con il prodotto interno lordo di Polonia, Belgio, Svezia, Arabia Saudita o Taiwan. Il PIL della Polonia nel 2011, infatti, si è fermato sui 499 miliardi di dollari […]

Un paragone di questo tipo è molto rischioso, in quanto sottintende una logica (a mio avviso, deleteria) che negli ultimi anni ha preso piede: un tale paragone suggerisce ai lettori che al giorno d’oggi una azienda equivale ad uno stato; anzi, un’azienda è anche meglio di uno stato perché vale di più!

Ma cos’è questo valore? Il denaro (“Apple vale 500 miliari di dollari, la Polonia 499”).

… ma il denaro è un valore solamente all’interno di un mercato. Giustamente un’azienda agisce all’interno di un mercato, ma supporre che uno stato agisca esclusivamente all’interno di un mercato è una logica quantomeno deviata!

Gli stati sono nati al servizio della società, come istituzioni formali per regolare e aiutare la vita delle persone. Gli stati sono nati ponendo la persona al loro centro. Negli ultimi anni invece, l’attenzione è stata abilmente spostata all’economia e così, ora, gli stati sono prevalentemente al servizio delle aziende e delle banche, ritenendo le persone addirittura sacrificabili.

Basti pensare alle pessime condizioni lavorative a cui ci stanno costringendo per abbassare i costi delle aziende (si veda, ad esempio, la rinuncia alle condizioni del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro a cui la FIAT a costretto i suoi dipendenti di Pomigliano e Mirafiori); al fatto che la politica ha accantonato argomenti fondamentali come ad esempio il testamento biologico o i diritti delle coppie di fatto per parlare di manovre finanziarie o tagli nella Pubblica Amministrazione; al fatto che nei TG ora parole come spreadbond, BCE (Banca Centrale Europea), costo del petrolio, sono entrate nel vocabolario quotidiano.

Mi piacerebbe che si pensasse un po’ meno ai soldi e un po’ più alle persone e alla loro dignità. E’ necessario uscire al più presto dalla logica del mercato e del profitto e (ri)scoprire la nostra umanità.

Mai e poi mai qualcuno mi convincerà che una mela vale più di una persona!

Politica

L’America non è l’Italia

In questi giorni tutti i mezzi di comunicazione si prodigano per tenerci aggiornati su quanto accade in America: le prime pagine dei giornali così come i servizi di apertura dei telegiornali sono dedicati al nuovo presidente americano, alle mosse della campagna elettorale americana, ai passi futuri dell’America. Perfino i talk show vengono addobbati con stelle e strisce.
Se lo spazio di 30 minuti riservato ad un telegiornale viene suddiviso in circa 10-15 minuti di notizie dall’America, 8-10 minuti di cronaca nera, 4-5 minuti finali di ricette gastronomiche e/o gossip, rimangono meno di 4-5 minuti per aggiornarci sulle decisioni che qualcuno prende alle nostre spalle e che influiscono pesantemente sul nostro futuro (il quale purtroppo non esita a trasformarsi in presente, velocemente, silenziosamente ed inesorabilmente). Mi appare lecito quindi sospettare che la situazione americana sia solo un pretesto, un diversivo per distrarre gli italiani in modo da non farli pensare alla loro grave condizione, che sta degenerando sempre più, ed evitare che si pongano domande che mettano in discussione le decisioni prese dall’alto. Ma non voglio addentrarmi in questo discorso perché non sarei in grado di trattarlo esaustivamente con un piccolo intervento su un blog insignificante come questo; per il momento, sorvolo su questa considerazione e assecondo i mass-media continuando a parlare del “sogno americano”…

Dunque, perché Barack Obama ha vinto? (Ecco, riapro una piccola parentesi per dire che non mi pare la cosa migliore, parlare di “vittoria”… come se tutto quanto fosse un gioco, che finisce non appena si decreta il vincitore, accettando – come accade in ogni gioco – che si possa pure barare o giocare sporco.)
Non c’è un unico motivo: le sue idee controcorrente vicine ai poveri anziché ai potenti, ma anche – bisogna dirlo – il colore della sua pelle… ma tutto questo non sarebbe bastato! Se in Italia la sinistra avesse proposto le stesse identiche idee di Obama (che in America lo hanno fatto vincere con un plebiscito), non sarebbe comunque riuscita ad essere eletta. Perché? Perché in Italia c’è Berlusconi, che è il più grande comunicatore esistente. Credo sia questo il fattore determinante per l’elezione di Berlusconi in Italia e quella di Obama in America. Sia Berlusconi che Obama sono grandi comunicatori, sanno come convincere gli astanti!
Al giorno d’oggi, la tecnologia pervasiva non fa altro che aumentare il flusso di informazioni che giunge ad ogni individuo, il quale essendo travolto da quel flusso ha difficoltà a verificare le informazioni e a ragionare su di esse. Ecco dunque che la comunicazione gioca un ruolo determinante a formare il pensiero delle persone. La forma con cui le informazioni sono presentate è molto più rilevante delle informazioni stesse: la forma conta più del contenuto.
Berlusconi è pienamente consapevole di questa cosa e la usa, sornione, per offuscare alcuni suoi atteggiamenti discutibili. Pure Obama ne è consapevole, ma la sfrutta per diffondere il più possibile il suo messaggio benevolo e coraggioso.

Perché affermo che Obama, come Berlusconi, è un grande comunicatore? Beh, mentre Berlusconi fu il primo ad associare un inno ad un partito politico (ai tempi di Forza Italia, nome scelto accuratamente in modo che potesse facilmente entrare nella testa di un popolo abituato agli slogan del mondo calcistico), Obama ha adottato e continuato a ripetere il potente messaggio “Yes, we can!” (“Sì, possiamo!”), seguito dagli altrettanto efficaci “Change can happen” (“Un cambiamento è possibile”) o “Change, we can believe in” (“Cambiamento, ci possiamo credere”). Inoltre, Obama ha prestato particolare attenzione al sempre più grande mondo digitale: ha fatto costruire un bellissimo ed enorme sito Web personale (http://www.barackobama.com) in cui raccogliere donazioni, tenere aggiornate le persone inserendo filmati ed interventi nel blog, vendere gadgets (magliette, cappellini, tazze, adesivi…), e perfino lasciare l’opportunità di iscriversi alla newsletter e alla ricezione di notizie via SMS, fino ad arrivare all’opportunità di scaricare le suonerie per il cellulare. Ma non finisce qui! Ha creato un gruppo su Facebook, una pagina su MySpace, raccolto i suoi filmati su YouTube, le sue foto su Flickr, ha descritto il suo profilo su LinkedIn, i suoi spostamenti su Twitter, e usato molti molti altri siti di social network (comunità virtuali).

Insomma, non c’è che dire: la sinistra italiana ha molto da imparare

Attualità

Doppio gioco

Le azioni degli uomini sono sempre guidate da un obiettivo, che a volte è chiaro, a volte lo è un po’ meno. E anche quando sembra chiaro, in realtà può nascondere qualcosa. C’è qualcuno che gioca sporco, ma non lo fa vedere. Noi italiani ormai dovremmo essere in grado di individuare questi trucchetti… del resto, i nostri politici ci hanno allenato bene (ad esempio, creando leggi per scopi personali). Tuttavia, i mezzi di informazione sembrano puntare sempre più sul gossip e su approfondimenti di cronaca ignorando, sornioni, le notizie importanti che riguardano il nostro futuro. Un’ultima notizia, apparsa in sordina su pochissimi quotidiani italiani, svela qualcosa di inquietante.

Ormai siamo tutti coscienti del riscaldamento climatico della Terra e delle sue conseguenze, grazie alla campagna assordante fatta proprio dai mezzi di comunicazione, i quali hanno individuato nell’uomo la principale causa e hanno inculcato in noi la convinzione che questo fenomeno vada contrastato con ogni mezzo. Ebbene, in questi giorni, alcuni “potenti” del mondo si stanno riunendo per decidere che cosa fare… ma non sul riscaldamento globale, bensì su come spartirsi il territorio emerso grazie allo scioglimento dei ghiacci!
E’ infatti noto che sotto i ghiacci dell’Artico ci sia petrolio in abbondanza (ben un quarto delle riserve mondiali!) e gas. Inoltre, con lo scioglimento dei ghiacci, si apriranno nuove rotte commerciali… Leggete qui o qui.

Sembra quindi che qualcuno dichiari di voler contrastare il riscaldamento globale per apparire sensibile ed eticamente corretto, mentre sotto sotto fa di tutto per arricchirsi alle spalle di tutti quanti.

Doppio come l’innocenza
Se fosse Abele sarebbe Caino
[…]
Doppio come un doppio gioco
Se fosse oggi intendeva domani

(Per brevità chiamato artista – Francesco De Gregori)

Attualità

Lottando contro la povertà

I potenti che governano il mondo lo fanno affermando di volersi impegnare per aiutare le famiglie povere. Si prodigano per aiutare i paesi del terzo mondo. In televisione e sui giornali dicono di fare solidarietà. Nel frattempo aumentano la loro ricchezza e la distanza tra i ricchi e i poveri si dilata, in silenzio.

Nell’annuale classifica che Forbes dedica alle persone più ricche del mondo, emerge che rispetto al 2007 i ricchi sono aumentati: quest’anno ci sono 171 persone in più rispetto all’anno scorso che possono essere etichettate come “miliardarie”.

Intanto la gente del ceto medio, che un tempo riusciva a vivere dignitosamente con il poco che aveva, ora si ritrova ad arrancare. Il ceto medio si sta appiattendo e sta per essere inglobato nella classe povera: tra poco ci saranno solo ricchi o poveri, nessuno in mezzo.

Di seguito copio/incollo una lettera che un italiano ha spedito a Beppe Grillo, il quale l’ha pubblicata tempo fa sul suo blog.

«Ieri era una splendida domenica di sole, uno di quei giorni che ti viene voglia di uscire, di vedere tutto sotto quella luce brillante.
Ma non può (si sa) andare tutto come uno lo immagina. Così vedi che tua moglie è strana, la vedi pensierosa, e con gli occhi lucidi. Ti avvicini titubante e timoroso e le chiedi cosa è successo. E qui crolla la serenità. Incominci a rinfacciarti che non è più possibile andare avanti cosi; che non è giusto che lei sia costretta ad andare anche la domenica al lavoro e i lunedì a pulire i negozi per pochi euro. Non trova mai il tempo per staccare la spina, non la porto mai fuori, non le faccio mai una sorpresa, che con la mia misera busta paga non si campa più.
Ha ragione. E’ amaro, duro, avvilente, a trentasei anni sono un fallito, non arrivo a 1500 euro. Con un mutuo da 700 euro mensili, bollette, auto, tasse e mense scolastiche (sì, ho due splendidi bambini), rate dell’auto, benzina, condominio, ecc. non riusciamo neanche a fare la spesa regolarmente.
Così, “incavolato” prendo i due bimbi ed esco con loro, li porto al parco poi alle giostre, li faccio divertire come non facevano da qualche tempo. Verso la via del ritorno li guardavo dallo specchietto retrovisore della macchina, li sentivo chiacchierare e ridere, ed ho iniziato a piangere, sì a trentasei anni piangevo come un bambino. Quando ad un tratto mio figlio più piccolo, accortosi che piangevo, mi chiede: “cosa c’è papà?”. Gli rispondo: “Nulla sono felice perché vi vedo felici”. Sono un bugiardo, avrei dovuto rispondere che ero triste perché avevo speso gli ultimi 16 euro per le giostre, che mi scusavo con loro perché Babbo Natale non si è potuto permettere la Playstation; che non sapevo come pagare due bollette, che il frigo è vuoto, che la mamma ha ragione, non le faccio mai una sorpresa.
Caro Beppe il mio è uno sfogo che avrai ricevuto migliaia di volte, ma oggi ho deciso di scriverti perché mentre ero davanti alla pressa, mi sono ricordato che circa 10 anni fa mi capitò un piccolo incidente. Una molla di un carrello porta fusti si staccò di colpo e mi colpì di striscio la fronte, mi misero 1 punto di sutura, e pochi mesi più tardi arrivò per posta un assegno di 250 mila lire. Mi è balenata l’idea per un attimo di mettere una mano sotto, la pressa, così potevo pagare le bollette arretrate. Ma ho avuto paura.
Alessio»