Citazioni, Libri, Musica, Riflessioni

Il potere terapeutico del tempo

Sono appunti che servono a me, ora, per tenermi occupato. Per ricordare. In questi giorni ho molto tempo per i ricordi e mi rendo conto di come ripensare al passato sia un’impresa insidiosa. La retorica dei ricordi da sfogliare come un album di fotografie per la vecchiaia è una gran balla. Si ricorda poco e male; si colmano i buchi neri degli anni mescolando rari frammenti autentici a molte invenzioni pescate nel repertorio di banalità acquisite in cui c’è di tutto: libri, film, e chissà quanta televisione, dagli sceneggiati ai Maurizio Costanzo Show mai visti. Ci raccontiamo la vita e la raccontiamo agli altri cercando di renderla plausibile, interessante. Le facciamo il lifting, come per le rughe.

“A cosa servono gli amori infelici”, Gilberto Severini

Quando ho letto questo breve passaggio del libro mi è subito tornata alla mente una frase straordinaria della canzone “Viaggi e miraggi” di Francesco De Gregori, che esprime efficacemente il fatto che il semplice trascorrere del tempo attenua i ricordi, li addolcisce, trasforma episodi spigolosi in dolci ed armoniosi ricordi:

Accompagnarti per certi angoli del presente,
che fortunatamente diventeranno curve nella memoria.

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Personale

Inedia

Non c’è luna questa sera, solo buio. Piove, fuori e dentro.
Penso a quale programma interessante sta per iniziare… Tengo la TV spenta.
Decido di leggere il libro, ma inizio a contare quante linee mancano per arrivare alla fine del capitolo. Le parole scompaiono pian piano e rimane la pagina bianca. Non ha senso andare avanti. Mi fermo.
Silenzio.
Il suono dei secondi si fa più insistente. Il tempo diventa ingombrante.
Voglio essere investito dal tempo. Che mi travolga e mi trascini via.
Chiudo gli occhi e aspetto.
Mi addormento. Per fortuna.

Personale, Riflessioni

In attesa

Trovo che l’attesa sia una cosa brutta: ci si sente fermi, sospesi, come se qualcuno più potente di noi avesse premuto il tasto “pausa” sul telecomando della nostra vita. E mentre ci sentiamo immobili, intrappolati nel nostro corpo, iniziamo a ruotare gli occhi il più possibile per seguire la scena che ci circonda, cercando di capire cosa sta accadendo intorno a noi e quali conseguenze questo ci provocherà quando ripartiremo, se mai ne avremo l’opportunità.

Il peggio è quando si ha la sensazione di essere in attesa di qualcosa, senza sapere esattamente cosa. Si aspetta il verificarsi di un evento che magari cambierà le sorti della nostra vita, ma non si sa quale evento sarà. E mentre si aspetta, si temporeggia limitandosi a fare il dovuto, senza eccellere né difettare. Con la speranza che prima o poi quell’evento si verificherà, il tempo passa davanti a noi e noi lo guardiamo passare, finché ci accorgiamo che il tempo trascorso era il più propizio ed è diventato maggiore del tempo che rimane. Allora la disillusione prende il posto della speranza e ci si inizia a sentire deboli, inadatti, perdenti. Ci si domanda se sia valsa la pena vivere in panchina con lo sguardo fisso sul campo con la speranzosa convinzione che prima o poi saremmo stati chiamati ad entrare in gioco e dare l’anima per la squadra; oppure se non conveniva sistemarsi in panchina fin da subito in un posticino bello comodo e iniziare a socializzare con gli altri compagni accanto a noi, accettando il nostro ruolo e cercando di viverlo al meglio.

Certo è che se ci si sente di avere dato il massimo e aver dimostrato di essere meritevoli ma l’opportunità continua a nascondersi, si inizia a pensare che sia il mondo ad essere sbagliato. Allora perché continuare a subire tutto ciò passivamente, rimanendo in attesa, anziché ribellarsi e fuggire via?

Citazioni, Riflessioni

Sabbia che scorre nel vetro

Quando si vuole riprendere qualcosa che è stato interrotto molto tempo prima, ci si trova inevitabilmente a passare attraverso una breve fase di stasi in cui si confronta il presente con il passato, ciò che si è e ciò che si era.

E’ passato più di un anno e mezzo dall’ultima volta che ho scritto in questo spazio. In un periodo così lungo tante cose cambiano e, anche se non ci si rende conto, i cambiamenti più piccoli sono spesso quelli più determinanti, forse perché tendono a passare inosservati, finendo per essere accettati quasi inconsapevolmente: se durante la notte una bufera sposta un masso, ce ne accorgiamo la mattina successiva; ma se la forma del masso cambia a causa del vento debole che spira per un anno intero, difficilmente lo notiamo.

A me sono spuntati alcuni capelli grigi e ora vorrei tanto telefonare a Nutless, chiedergli se possiamo fare un’ultima corsa dietro alla luna o, se non è possibile, perlomeno fermarci a una fontana a pettinare gli anni. Ma non c’è nessuna spiegazione e ho capito che è inutile affannarsi a cercarne una. Così, cercando di scacciare la nostalgia, ho deciso di prendere una valigia vuota ed iniziare a slittare dolcemente in direzione dell’albergo con le  luci spente. Potrebbe sembrare il contrario, ma io lo trovo piacevole.

Riflessioni

La vita virtuale sta diventando quella reale

Una ricerca del sito Badoo.com rivela che il 33% delle donne non sposate, single o fidanzate dichiara di voler essere lei a chiedere al proprio uomo di sposarla. L’indagine dice inoltre che il 29% di queste donne vorrebbe dichiararsi su internet con un video, il 16% sogna di farlo in una trasmissione televisiva e il 10% con un grosso manifesto pubblicitario.

Da questa statistica (che sicuramente non rispecchia la realtà, come del resto qualsiasi statistica; ma questo è un altro discorso…) emerge come negli ultimi tempi la vita “virtuale” (quella che si vive su internet o, in misura minore, in televisione) stia minacciando la vita reale. Le comunità on-line si stanno diffondendo sempre più e, ormai, se non sei presente sul Web, sei fuori dal giro. La gente passa sempre più tempo davanti al PC, su internet, a giocare, a condividere le fotografie del suo ultimo viaggio, a chattare con gli amici, ad aggiornare il proprio blog con la descrizione dettagliata di come ha passato la giornata, ad aggiornare il proprio profilo con gli ultimi interessi acquisiti. Ormai credo che il tempo trascorso davanti al PC a cercare di aggiornare la descrizione della propria vita stia raggiungendo il tempo passato a viverla davvero. Ci si preoccupa di più della propria vita virtuale rispetto a quella reale, e così la vita virtuale sta diventando quella reale. E la cosa preoccupante ed inquietante è che questa situazione è destinata a peggiorare: ogni giorno nascono nuove applicazioni e nuove comunità che è “necessario” usare per non sentirsi dire “Ma come?! Non sei iscritto a quella comunità?! Non usi quell’applicazione?! Come sei primitivo!”.
Sistemi di social web come SecondLife, MySpace, Windows Live Space, Facebook, Flickr, Twitter, LinkedIn, Blogger, Badoo, Pownce, Jaiku (e molti altri) sono attraenti, ma pericolosi. Ovviamente, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Io sono convinto che dopo aver trascorso delle ora davanti al PC, sarebbe bene chiedersi “Cosa ho fatto? Siamo sicuri che non sia stato tempo perso?”.

PS. Per le persone curiose che ora andranno a cercare ulteriori informazioni sui sistemi che ho citato, ecco un consiglio: meno tempo davanti al PC e più tempo all’aria aperta!