Attualità

Oltre ogni limite

Nell’Inghilterra degli anni Trenta, una bambina di nome Jennifer, si ritrova in un maniero vittoriano nel bel mezzo della campagna, in balia di un branco di perfide ragazzine che si trasformeranno nelle sue aguzzine. Le vengono perpetrate violenze psico-sessuali e fisiche e alla fine viene perfino sepolta viva.
Questo è quanto accade nel videogioco Rule of rose, a dir poco sconvolgente, inquietante e scandaloso, che tra pochi giorni sarà commercializzato anche in Italia. Il videogioco è costruito sulla perversione e la violenza; le immagini del videogame sono pervase da sottintesi omosessuali resi più inquietanti dalla giovane età delle protagoniste.
La grafica del gioco è talmente realistica che alcune scene risultano realmente indigeste. Il videogioco gioca con la psicologia umana, costringendo il giocatore a vivere in prima persona sequenze a cui mai avrebbe voluto assistere (e che nemmeno avrebbe immaginato), in cui si consumano atti espliciti e perversi. Scene in cui due fanciulline si tengono per mano e si dicono dolcemente «Principessa, ti ho salvata. In cambio, un bacio…», per arrivare ad una scena saffica leggermente camuffata da inquadrature che lasciano mal immaginare; non mancano nemmeno veri e propri atti di perversione fisica, che raggiungono il culmine dell’orrore proprio perché le protagoniste di tali scene sono tutte bambine.
In questo videogioco sono più di uno i personaggi adulti piegati alla malignità vendicativa delle bambine: il fattore, “servo”, che insegue e aggredisce Jennifer per volere delle ragazze, il terrificante insegnante che si ritrova legato da resistenti funi con un cervello ormai privo di cellule e neuroni, la povera cameriera che muore dopo una scena atroce per mano di tanti piccoli esseri demoniaci.
Anche la protagonista Jennifer è oggetto di veri e propri atti ignobili: calpestata in viso da piedi sporchi, costretta al contatto ravvicinato con ratti di campagna, costretta ad uccidere a forchettate un mostriciattolo che le si è appeso al seno, inzuppata fracida, obbligata a dover metter un dito in bocca ad una delle fanciulle. E perfino sepolta viva in una bara: il giocatore assiste alla scena, con inquadrature dal fondo della bara che lasciano intravedere le curve adolescenziali della protagonista, la cui gonna fatica a stare al suo posto.
Questo gioco è osceno, scandaloso, depravato, perverso.
Anche a causa della grafica verosimile, se utilizzato da ragazzini o comunque da gente instabile, può avere terribili ripercussioni nella realtà. Il marchio “Vietato ai minori di 16 anni” non assicura che ciò non accada: i ragazzi si scambiano continuamente i videogiochi, oltretutto molti genitori regalano i videogiochi ai propri figli senza curarsi del contenuto. Anche se esistesse un organo di controllo o di censura, non cambierebbe molto: basti pensare che sebbene inizialmente questo gioco era stato vietato in Europa, qualcuno lo aveva già acquistato dal Giappone o dagli Stati Uniti.
Ormai c’è poco da fare. L’unica cosa possibile era quella di non realizzare questo gioco, ma il vile denaro prevale sempre più spesso sul buon senso. Ormai ci si è abituati ad oltrepassare il limite della decenza, dell’etica… e ormai tutto è tollerato.
Oggi, quando si mette al mondo un figlio, bisogna incrociare le dita e sperare che non venga influenzato da tutta la violenza che gli inculchiamo insistentemente e con ogni mezzo.
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Modulo di assunzione

Riporto alcune frasi estratte da un articolo che ho letto ieri.

Le aziende devono chiarirsi le idee sui modi di assunzione di nuovo personale.
Chiedono il segno zodiacale del fidanzato/a o di tutta la famiglia, così se capiti in segni come Bilancia o Gemelli, gli occhi dell’interlocutore guardano al cielo e con un sospiro ti senti dire “ah, segni doppi”. Che scienza!

Altra perla preziosa da collezione: “dica i suoi pregi e i suoi difetti“. Per finire, in particolare per le donne non ancora sposate, alla domanda “ha intenzione di sposarsi?” le risposte canoniche da dare, non dimenticatelo, sono “fra dieci anni”, “no”, “mai”.
Succede con frequenza che, in colloqui con più aziende, la stessa persona si ritrovi lo stesso test. E se le aziende riscoprissero quel metodo infallibile dell’andare “a naso”?
Capitolo a parte merita il numero dei colloqui da sostenere: per occupare posti da 900 euro al mese, con contratto annuale, servono laurea, master, tre lingue in modo perfetto e poi bisogna sottoporsi dai due ai quattro colloqui e alla fine attendere a casa, anche per diversi mesi, la risposta, sempre se arriva!
Cose dell’altro mondo.

Qualche settimana fa, in un colloquio ho dovuto rispondere a tantissime domande, tra le quali c’erano le seguenti:

  • Legge libri? Di che genere?
  • Quante volte va in discoteca? (Mai/Ogni tanto/Spesso/Sempre)”

Ma che c’entra?! Che vi frega?! Io la sera posso mettere il giubbotto di pelle e andare con una Harley Davidson in discoteca a ballare l’Heavy metal o l’Hardcore e a farmi gli spinelli… cambia qualcosa? E se poi, invece, sul posto di lavoro fossi l’uomo più competente ed integerrimo del mondo, sempre vestito in giacca e cravatta?

Il fatto più scandaloso è che non mi hanno fatto domande, se non generiche, riguardo alle mie competenze!

Per loro conta di più la forma, l’apparenza, che la sostanza, il contenuto.
Che schifo!

PS: dopo aver letto il test, mi sono arrabbiato e ho fatto “lo stronzo” rispondendo negativamente a tutte le domande (“Sei disposto a lavorare anche a casa? No.”, “Porti giacca e cravatta? No.”, e così via). Dopo qualche giorno mi hanno richiamato offrendomi un secondo colloquio! Ovviamente, ho rifiutato.