Attualità

Lottando contro la povertà

I potenti che governano il mondo lo fanno affermando di volersi impegnare per aiutare le famiglie povere. Si prodigano per aiutare i paesi del terzo mondo. In televisione e sui giornali dicono di fare solidarietà. Nel frattempo aumentano la loro ricchezza e la distanza tra i ricchi e i poveri si dilata, in silenzio.

Nell’annuale classifica che Forbes dedica alle persone più ricche del mondo, emerge che rispetto al 2007 i ricchi sono aumentati: quest’anno ci sono 171 persone in più rispetto all’anno scorso che possono essere etichettate come “miliardarie”.

Intanto la gente del ceto medio, che un tempo riusciva a vivere dignitosamente con il poco che aveva, ora si ritrova ad arrancare. Il ceto medio si sta appiattendo e sta per essere inglobato nella classe povera: tra poco ci saranno solo ricchi o poveri, nessuno in mezzo.

Di seguito copio/incollo una lettera che un italiano ha spedito a Beppe Grillo, il quale l’ha pubblicata tempo fa sul suo blog.

«Ieri era una splendida domenica di sole, uno di quei giorni che ti viene voglia di uscire, di vedere tutto sotto quella luce brillante.
Ma non può (si sa) andare tutto come uno lo immagina. Così vedi che tua moglie è strana, la vedi pensierosa, e con gli occhi lucidi. Ti avvicini titubante e timoroso e le chiedi cosa è successo. E qui crolla la serenità. Incominci a rinfacciarti che non è più possibile andare avanti cosi; che non è giusto che lei sia costretta ad andare anche la domenica al lavoro e i lunedì a pulire i negozi per pochi euro. Non trova mai il tempo per staccare la spina, non la porto mai fuori, non le faccio mai una sorpresa, che con la mia misera busta paga non si campa più.
Ha ragione. E’ amaro, duro, avvilente, a trentasei anni sono un fallito, non arrivo a 1500 euro. Con un mutuo da 700 euro mensili, bollette, auto, tasse e mense scolastiche (sì, ho due splendidi bambini), rate dell’auto, benzina, condominio, ecc. non riusciamo neanche a fare la spesa regolarmente.
Così, “incavolato” prendo i due bimbi ed esco con loro, li porto al parco poi alle giostre, li faccio divertire come non facevano da qualche tempo. Verso la via del ritorno li guardavo dallo specchietto retrovisore della macchina, li sentivo chiacchierare e ridere, ed ho iniziato a piangere, sì a trentasei anni piangevo come un bambino. Quando ad un tratto mio figlio più piccolo, accortosi che piangevo, mi chiede: “cosa c’è papà?”. Gli rispondo: “Nulla sono felice perché vi vedo felici”. Sono un bugiardo, avrei dovuto rispondere che ero triste perché avevo speso gli ultimi 16 euro per le giostre, che mi scusavo con loro perché Babbo Natale non si è potuto permettere la Playstation; che non sapevo come pagare due bollette, che il frigo è vuoto, che la mamma ha ragione, non le faccio mai una sorpresa.
Caro Beppe il mio è uno sfogo che avrai ricevuto migliaia di volte, ma oggi ho deciso di scriverti perché mentre ero davanti alla pressa, mi sono ricordato che circa 10 anni fa mi capitò un piccolo incidente. Una molla di un carrello porta fusti si staccò di colpo e mi colpì di striscio la fronte, mi misero 1 punto di sutura, e pochi mesi più tardi arrivò per posta un assegno di 250 mila lire. Mi è balenata l’idea per un attimo di mettere una mano sotto, la pressa, così potevo pagare le bollette arretrate. Ma ho avuto paura.
Alessio»

Attualità

L’Italia, un paese da cui scappare

Non so il perché, ma più passa il tempo e più mi convinco che l’Italia sia un paese da cui scappare.

Ci si chiede come mai i più bravi ricercatori preferiscano andare a lavorare all’estero, dove trovano condizioni nettamente più favorevoli rispetto a quelle offerte dalla sconfortante Italia.
Ci si chiede come mai le aziende preferiscano aprire distaccamenti all’estero, dove le tasse da pagare allo Stato non sono uguali allo stipendio da pagare al dipendente come più o meno accade in Italia.
Ci si chiede come mai, ad esempio, d’estate le nostre spiagge siano popolate da stranieri, che d’inverno visitano le nostre belle città artistiche, mentre la maggioranza degli italiani non ha i soldi nemmeno per le cose quotidiane.

Anche se volessimo trascurare questi aspetti economici e politici, emergerebbero comunque degli aspetti sociali “deviati” che potrebbero spingere una persona come me a valutare l’ipotesi di trasferirsi in un altro paese.

E’ immediato accorgersi come, in Italia, non sia difficile conquistare l’ammirazione e la consacrazione del popolo: è sufficiente essere uno sfacciato disonesto!

Considerate, ad esempio, l’ex-fotografo Fabrizio Corona. E’ stato in carcere per un breve periodo per sfruttamento delle cosiddette ragazze immagine, ricatti fotografici e spaccio di stupefacenti. Nel frattempo tutte le riviste e i giornali gli hanno dato ampio spazio e l’hanno reso famoso (su internet è stato aperto perfino un fan club). Per questo, è stato invitato in trasmissioni televisive, remunerato con adeguati compensi. E così è diventato famoso e sempre più richiesto. Ha perfino avuto l’opportunità (che ha abilmente sfruttato) di scrivere un libro sulla sua esperienza in carcere; ha aperto un’azienda per commercializzare le sue magliette (che ha abilmente sfoggiato in ogni occasione, riducendosi a cambiare maglietta perfino in mezzo alla strada, prontamente ripreso da telecamere). Ora è molto più famoso e molto più ricco di quanto lo era prima di commettere tutti quei reati.

Considerate, ora, Luciano Moggi. E’ stato accusato d’associazione per delinquere finalizzata all’illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata. Per questo motivo si è dimesso, lasciando il calcio nella peggiore situazione di tutti i tempi, dopo aver intaccato irrimediabilmente la sua credibilità. Grazie a questa vicenda, tutti i giornali, le riviste e le trasmissioni televisive gli hanno dedicato sempre più spazio, facendogli guadagnare popolarità e talvolta pure simpatia. Ora collabora con un giornale e partecipa ad una trasmissione televisiva per una rete opportunista che cerca di farsi largo tra le grandi e che perciò non ha esitato a concedergli un lauto compenso. Come se non bastasse, è stato invitato a fare l’attore in un film di prossima uscita (“L’allenatore nel pallone 2”).

Anziché mettere alla gogna questi personaggi subdoli, disonesti, infidi, strafottenti e cinici, e costringerli ad una vita di stenti in uno stato di abbandono e desolazione, gli italiani li hanno elogiati, innalzando altari in loro onore.
Prendendo come esempio i fatti che ho appena descritto, qual è il messaggio che viene trasmesso, se non quello che se vuoi valere qualcosa, se vuoi diventare famoso, se vuoi guadagnare tanti soldi, allora non devi fare altro che essere un disonesto?