Attualità

L’Italia, un paese da cui scappare

Non so il perché, ma più passa il tempo e più mi convinco che l’Italia sia un paese da cui scappare.

Ci si chiede come mai i più bravi ricercatori preferiscano andare a lavorare all’estero, dove trovano condizioni nettamente più favorevoli rispetto a quelle offerte dalla sconfortante Italia.
Ci si chiede come mai le aziende preferiscano aprire distaccamenti all’estero, dove le tasse da pagare allo Stato non sono uguali allo stipendio da pagare al dipendente come più o meno accade in Italia.
Ci si chiede come mai, ad esempio, d’estate le nostre spiagge siano popolate da stranieri, che d’inverno visitano le nostre belle città artistiche, mentre la maggioranza degli italiani non ha i soldi nemmeno per le cose quotidiane.

Anche se volessimo trascurare questi aspetti economici e politici, emergerebbero comunque degli aspetti sociali “deviati” che potrebbero spingere una persona come me a valutare l’ipotesi di trasferirsi in un altro paese.

E’ immediato accorgersi come, in Italia, non sia difficile conquistare l’ammirazione e la consacrazione del popolo: è sufficiente essere uno sfacciato disonesto!

Considerate, ad esempio, l’ex-fotografo Fabrizio Corona. E’ stato in carcere per un breve periodo per sfruttamento delle cosiddette ragazze immagine, ricatti fotografici e spaccio di stupefacenti. Nel frattempo tutte le riviste e i giornali gli hanno dato ampio spazio e l’hanno reso famoso (su internet è stato aperto perfino un fan club). Per questo, è stato invitato in trasmissioni televisive, remunerato con adeguati compensi. E così è diventato famoso e sempre più richiesto. Ha perfino avuto l’opportunità (che ha abilmente sfruttato) di scrivere un libro sulla sua esperienza in carcere; ha aperto un’azienda per commercializzare le sue magliette (che ha abilmente sfoggiato in ogni occasione, riducendosi a cambiare maglietta perfino in mezzo alla strada, prontamente ripreso da telecamere). Ora è molto più famoso e molto più ricco di quanto lo era prima di commettere tutti quei reati.

Considerate, ora, Luciano Moggi. E’ stato accusato d’associazione per delinquere finalizzata all’illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata. Per questo motivo si è dimesso, lasciando il calcio nella peggiore situazione di tutti i tempi, dopo aver intaccato irrimediabilmente la sua credibilità. Grazie a questa vicenda, tutti i giornali, le riviste e le trasmissioni televisive gli hanno dedicato sempre più spazio, facendogli guadagnare popolarità e talvolta pure simpatia. Ora collabora con un giornale e partecipa ad una trasmissione televisiva per una rete opportunista che cerca di farsi largo tra le grandi e che perciò non ha esitato a concedergli un lauto compenso. Come se non bastasse, è stato invitato a fare l’attore in un film di prossima uscita (“L’allenatore nel pallone 2”).

Anziché mettere alla gogna questi personaggi subdoli, disonesti, infidi, strafottenti e cinici, e costringerli ad una vita di stenti in uno stato di abbandono e desolazione, gli italiani li hanno elogiati, innalzando altari in loro onore.
Prendendo come esempio i fatti che ho appena descritto, qual è il messaggio che viene trasmesso, se non quello che se vuoi valere qualcosa, se vuoi diventare famoso, se vuoi guadagnare tanti soldi, allora non devi fare altro che essere un disonesto?

Riflessioni

C’è meritocrazia… per gli amici.

Primo fatto.
Proprio ieri sera, un mio caro amico che vedo raramente mi ha raccontato quello che gli è accaduto negli ultimi tempi.
In particolare, ha voluto cambiare università e fortunatamente gli hanno convalidato tutti gli esami che ha fatto. Sì, però… favorito dal fatto che è stato accompagnato da una lettera di presentazione scritta da un suo amico che era pure uno stimato amico del professore che si è occupato di convalidare gli esami.
Secondo fatto.
In questo ultimo periodo io ho ricevuto un’interessante offerta di lavoro da un’azienda. L’azienda è la stessa in cui lavora la persona che mi ha aiutato nella mia tesi. Lui ha insistito tanto, finché è riuscito a convincere i suoi datori di lavoro ad offrirmi un contratto, sebbene l’azienda avesse deciso di non assumere più nessuno nell’immediato futuro.
Terzo fatto.
Riguardo a uno scandalo esploso nelle ultime settimane, voglio solo evidenziare alcuni componenti della GEA World, società di procuratori del calcio italiano.
Si parla di Alessandro Moggi (figlio di Luciano, direttore generale della Juventus), Andrea Cragnotti (figlio di Sergio, ex presidente della Lazio), Chiara Geronzi (primogenita di Cesare, numero uno di Capitalia, il gruppo bancario che tiene forzosamente in piedi la Lazio e che ha importanti rapporti anche con Perugia, Parma e Roma), Francesca Tanzi (figlia di Calisto, numero uno di Parmalat e Parma, nonché membro del consiglio di amministrazione della stessa Capitalia), Riccardo Calleri (figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino), Giuseppe De Mita (figlio dell’ex segretario Dc, Ciriaco, ed ex addetto stampa della Lazio) e Davide Lippi (figlio di Marcello, allenatore dell’Italia).
Morale.
Ma dov’è finita la meritocrazia? L’uguaglianza? Le pari opportunità?
Mi viene in mente un episodio del libro “La fattoria degli animali” di George Orwell. Dopo la rivoluzione con la quale gli animali scacciano i padroni dalla fattoria, sul muro del granaio vengono scritti sette comandamenti: l’ultimo recita “Tutti gli animali sono eguali”. Poco alla volta, i maiali acquistano sempre più potere e col tempo prendono il comando della fattoria. Alla fine, sul muro, i sette comandamenti lasciano il posto ad una sola frase: “TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU’ EGUALI DEGLI ALTRI”.
Epilogo.
In Italia tutti predicano la meritocrazia, ma alla fine sono molto più diffuse le raccomandazioni.
Prima o poi, tutti si trovano ad accettare od offrire un’opportunità che passa attraverso parenti/amici/conoscenti. E’ inevitabile. E’ nel DNA degli italiani.
La meritocrazia esiste. Sì… solo per gli amici, però!