Citazioni, Libri, Riflessioni

Amicizie stimolanti

Era sempre disposto a tagliar la corda, e si sapeva che andando con lui non si facevano soltanto giochi da ragazzi, non si perdeva l’occasione – capitava qualcosa ogni volta, si parlava, s’incontrava qualcuno, si trovava un nido speciale, una bestia mai vista, s’arrivava in un posto nuovo – insomma era sempre un guadagno, un fatto da raccontare. E poi, a me Nuto piaceva perché andavamo d’accordo e mi trattava come un amico. Aveva già allora quegli occhi forati, da gatto, e quando aveva detto una cosa finiva: «Se sbaglio, correggimi». Fu così che cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire «ho fatto questo» «ho fatto quello» «ho mangiato e bevuto», ma si parla per farsi un’idea, per capire come va questo mondo. Non ci avevo mai pensato prima. […]

A me ascoltare quei discorsi, essere amico di Nuto, conoscerli così, mi faceva l’effetto di bere del vino e sentir suonare la musica. Mi vergognavo di essere soltanto un ragazzo, un servitore, di non sapere chiacchierare come lui, e mi pareva che da solo non sarei riuscito a far niente. Ma lui mi dava confidenza, mi diceva che voleva insegnarmi a suonare il bombardino, portarmi in festa a Canelli, farmi sparare dieci colpi nel bersaglio. Mi diceva che l’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa, e che certe mattine svegliandosi aveva voglia anche lui di mettersi al banco e cominciare a fabbricare un bel tavolino. «Cos’hai paura» mi diceva, «una cosa s’impara facendola. Basta averne voglia… Se sbaglio, correggimi».

“La luna e i falò”, Cesare Pavese

Learning to fly © *Psycho Delia*
Attualità, Citazioni, Politica, Riflessioni

La rabbia giusta dell’Italia

The Lightning Tree
© Christopher K. Eaton / Terra Photographica

In questo momento buio per l’Italia, dove chi poteva e può iniziare a porre rimedio invece spende parole per cercare di dare la colpa della paralisi ad una non meglio precisata “crisi”, in questo momento in cui i valori vengono dispensati in base a calcoli di convenienza o allo share, in questo momento in cui la drammatica situazione spinge molti a provare disgusto, rabbia, repulsione, spingendoli a trovare qualcuno di diverso contro il quale accanirsi per sfogare l’ira… vi propongo una poesia indirizzata, solo in apparenza, ai bambini. Perché, a volte, nei momenti difficili in cui si perde il controllo, i bambini riescono a rinsavirci con la loro semplicità.

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente

Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore

Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione

E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo

E non cambia canale
Cambia il mondo.

(Rima della rabbia giusta, Bruno Tognolini)

Attualità, Intrattenimento

Acqua che scorre

L’altra sera, su LA7, ho visto l’intervento di Angela Morelli intitolato “L’acqua invisibile”. Voglio darne visibilità a chiunque passi per questo blog perché ritengo che ne valga la pena, per tanti motivi.

Innanzitutto, espone in breve e con parole semplici un problema enorme e complesso che tutti sono portati a sottovalutare. Secondo, perché dimostra che esistono alternative all’enorme quantità di spazzatura che la TV ci getta addosso; basta cercarle. Terzo, perché finalmente si punta su un modello diverso di donna, per cui l’attenzione è spostata sulla materia grigia anziché sul silicone…

Citazioni, Libri, Personale, Riflessioni

Le parole (non) ci rappresentano

Stamattina ho letto questo interessantissimo articolo che spiega come mai – indipendentemente dal tipo di lavoro – non bisognerebbe assumere persone che fanno errori grammaticali: “I Won’t Hire People Who Use Poor Grammar. Here’s Why.”.

Al di là delle efficaci argomentazioni dell’articolo, una frase ha particolarmente colpito la mia attenzione, in quanto si ricollega ad un’altra frase che mi annotai mentre leggevo – qualche giorno fa – “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello.

La frase dell’articolo che mi ha colpito è questa:

“Good grammar is credibility, especially on the internet. In blog posts, on Facebook statuses, in e-mails, and on company websites, your words are all you have. They are a projection of you in your physical absence. And, for better or worse, people judge you if you can’t tell the difference between their, there, and they’re.”

(Traduzione:
Una buona grammatica è credibilità, specialmente su Internet. Negli articoli dei blog, negli stati di Facebook, nelle email e sui siti aziendali, le vostre parole sono tutto ciò che avete. Sono una proiezione di voi nella vostra assenza fisica. E, nel bene o nel male, le persone vi giudicano se non sapete la differenza tra “their” (loro), “there” (là) e “they’re” (hanno).)

La frase che mi ero segnato del dramma di Pirandello è invece questa:

“Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”

Le parole sono tutto ciò che ci consente di esprimere ciò che abbiamo dentro. Sapersi esprimere efficacemente, è fondamentale per far in modo che gli altri ci capiscano e comprendano esattamente ciò che pensiamo.

Forse, l’essermi improvvisato docente in passato ha amplificato la mia capacità di empatia; non so… fatto sta che spesso ripeto mentalmente ciò che ho appena detto cercando di mettermi nei panni di chi l’ha ascoltato, per valutare se risulta facilmente comprensibile dal mio interlocutore o se necessita di una precisazione.

Talvolta, le parole mi sembrano insufficienti. Spesso, mi fermo per qualche minuto a cercare un sinonimo o un’alternativa per esprimere meglio ciò che intendevo dire.
Ho sempre paura che gli altri non riescano a cogliere tutte le sfumature del mio pensiero.
Non capisco se questo atteggiamento sia da evitare, in quanto rischia di farmi apparire pedante ed esageratamente pignolo, oppure se sia una qualità positiva da preservare.

Ad ogni modo, ho capito che, per quanto ci si sforzi, è impossibile far percepire agli altri le nostre sensazioni e i nostri pensieri esattamente nel modo in cui li viviamo. Potremo andarci molto vicino, ma non ci riusciremo mai a farlo pienamente.

“io posso essere inteso da tutti […], ma al tempo stesso posso essere ascoltato (accolto profeticamente) solo da chi ha esattamente e adesso il mio stesso linguaggio” (Roland Barthes)

Attualità, Politica, Riflessioni

Giustizia? Solo se il tasso d’interesse è alto.

Ho appena visto questo servizio del TG di LA7 in cui sono state riassunte le dichiarazioni dell’incontro tra il nostro Presidente del Consiglio, Mario Monti, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

A momenti cado dalla sedia. Ho controllato su Internet ed ho trovato conferma in questo articolo de Il Fatto Quotidiano.

La dichiarazione sconcertante è fuoriuscita dalla bocca del nostro Presidente e mirava a fornire le ragioni che l’hanno spinto ad annunciare l’impegno a riformare la giustizia in Italia. Le parole sono state:

La giustizia è determinante per la competitività del Paese, quindi un governo come il nostro, che è stato chiamato per far uscire l’Italia dalla crisi, non può non occuparsi di garantire una giustizia funzionale all’obiettivo che ci siamo dati. Se in un territorio non c’è giustizia, vuol dire che non c’è attrattività economica. Quindi dobbiamo agire.

Il mio turbamento è dovuto alla deduzione logica che è stata fatta: “dobbiamo riformare la giustizia perché altrimenti nessuno investe in Italia”.

Il termine giustizia deriva da giusto. Lo dice il nome stesso: la giustizia è giusta e, in quanto tale, dovrebbe essere perseguita sempre e comunque.

Se in un territorio non c’è giustizia, vuol dire che è un paese ingiusto. Punto. Questa è la cosa importante… non se attrae o meno capitale!

La giustizia deve funzionare, indipendentemente dal ritorno economico. Il Governo deve garantire il funzionamento efficiente della giustizia; deve agire per garantire questo diritto fondamentale ai cittadini, e non perché altrimenti i mercati non investono nel nostro paese! Il Governo ha infatti un dovere verso i cittadini e non verso i mercati economici.

Il Governo è al servizio dei cittadini. Dei cittadini. Non delle banche. Non dei mercati. Non dell’economia. E’ al servizio dei cittadini.

Attualità, Politica, Riflessioni

Quanto vale una mela? E una persona?

Ho appena letto un articolo intitolato “Apple adesso vale più della Polonia o del Belgio“.

Quando leggo articoli di questo tipo mi altero molto, non tanto per la notizia (che comunque è un dato di fatto), quanto piuttosto per le implicazioni di una tale affermazione.

Apple supera per la prima volta i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione: una cifra irraggiungibile anche per diverse nazioni europee.

[…] Le dimensioni della valutazione di Apple diventano più chiare se si fa un paragone con il prodotto interno lordo di Polonia, Belgio, Svezia, Arabia Saudita o Taiwan. Il PIL della Polonia nel 2011, infatti, si è fermato sui 499 miliardi di dollari […]

Un paragone di questo tipo è molto rischioso, in quanto sottintende una logica (a mio avviso, deleteria) che negli ultimi anni ha preso piede: un tale paragone suggerisce ai lettori che al giorno d’oggi una azienda equivale ad uno stato; anzi, un’azienda è anche meglio di uno stato perché vale di più!

Ma cos’è questo valore? Il denaro (“Apple vale 500 miliari di dollari, la Polonia 499”).

… ma il denaro è un valore solamente all’interno di un mercato. Giustamente un’azienda agisce all’interno di un mercato, ma supporre che uno stato agisca esclusivamente all’interno di un mercato è una logica quantomeno deviata!

Gli stati sono nati al servizio della società, come istituzioni formali per regolare e aiutare la vita delle persone. Gli stati sono nati ponendo la persona al loro centro. Negli ultimi anni invece, l’attenzione è stata abilmente spostata all’economia e così, ora, gli stati sono prevalentemente al servizio delle aziende e delle banche, ritenendo le persone addirittura sacrificabili.

Basti pensare alle pessime condizioni lavorative a cui ci stanno costringendo per abbassare i costi delle aziende (si veda, ad esempio, la rinuncia alle condizioni del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro a cui la FIAT a costretto i suoi dipendenti di Pomigliano e Mirafiori); al fatto che la politica ha accantonato argomenti fondamentali come ad esempio il testamento biologico o i diritti delle coppie di fatto per parlare di manovre finanziarie o tagli nella Pubblica Amministrazione; al fatto che nei TG ora parole come spreadbond, BCE (Banca Centrale Europea), costo del petrolio, sono entrate nel vocabolario quotidiano.

Mi piacerebbe che si pensasse un po’ meno ai soldi e un po’ più alle persone e alla loro dignità. E’ necessario uscire al più presto dalla logica del mercato e del profitto e (ri)scoprire la nostra umanità.

Mai e poi mai qualcuno mi convincerà che una mela vale più di una persona!