Attualità, Citazioni, Libri, Politica

Italiani, bambini di Hamelin

Sento ripetere da industriali e finanzieri che Parmalat è un’eccezione criminale e non rappresenta l’Italia; sento dire che ogni settore ha le sue pecore nere.
Invece è vero il contrario. Tanzi, come Berlusconi, è un buon esempio della classe dirigente italiana di oggi. Entrambi sono casi patologici di megalomania. Entrambi posseggono una grande squadra di calcio, yacht miliardari, un jet privato.
Prima di fondare Forza Italia la dimensione dei debiti di Berlusconi, la sua dimestichezza nel falsificare i bilanci, la sua ragnatela di società finanziarie off-shore ricordavano la situazione di Tanzi.
Berlusconi confidò a giornalisti come Biagi e Montanelli che l’unico modo per salvarsi era conquistare il potere politico.
E’ qui la differenza insormontabile tra Tanzi e Berlusconi: Tanzi non avrebbe potuto fondare «Forza Lat» e salvarsi con la politica come ha fatto Berlusconi con Forza Italia. Il latte non può essere trasformato in una proposta politica, la televisione commerciale sì. Il controllo della mente da parte dei mass mediaLa mentalità, l’ideologia, l’apparato, gli uomini e i metodi del business di Berlusconi consistono da decenni nell’imbrogliare e conquistare milioni di persone con l’immagine affascinante di una società ideale in cui tutti sono giovani e belli, annegano in un’alluvione di consumi e sono sempre allegri, oltre la soglia della stupidità.
La ricetta magica? Più pubblicità, quindi più consumi, più produzione, più occupazione, più profitti, quindi di nuovo più pubblicità e così via in una spirale infinita di benessere. Questo – che era già un programma intrinsecamente politico – è stato trasformato facilmente in un programma esplicitamente politico. E’ bastato estendere leggermente lo spettro degli obiettivi, trovare un nome adatto a uno pseudopartito (Forza Italia) e incaricare decine dei migliori funzionari di Publitalia – la potente agenzia di pubblicità di Fininvest – di trasformarsi in commissari politici e di perseguire a tutti i costi la conquista del mercato.
Tanzi non ha la mentalità spettacolare e le strutture di comunicazione di Berlusconi. Per questo non poteva diventare lui stesso un prodotto politico. Si limitava a finanziare il partito più forte, prima la Democrazia cristiana e poi Forza Italia.
Tanzi è austero, schivo, uomo di chiesa e di pochissime parole. Lo stile era quello di un cardinale. Lo stile di Berlusconi, invece, è quello di showman di basso livello, da giovane cantava e raccontava barzellette sulle navi da crociera. Non ha mai smesso, nemmeno al parlamento europeo, di esibirsi e di cercare di far ridere. Il core business di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ciò che ha permesso a Berlusconi di salvarsi con la politica è il cabaret, sono le sue esperienze giovanili di showman e un istinto comico di basso livello che ha grande successo tra la gente meno colta, proprio come le sue televisioni.

(estratto da “Internazionale” n° 254 del 30 gennaio 2004)
“Tutto il Grillo che conta”, Beppe Grillo

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Attualità, Riflessioni

Pensieri in cattività

Alcuni pensano liberamente, alcuni pensano in cattività.
(“Finestre rotte”, Francesco De Gregori)

Dal giorno in cui ho sentito questa frase, me la sono scolpita nella mente. La ritengo una frase perfetta: è incisiva e descrive una realtà inquietante, pur spronando, contemporaneamente, l’ascoltatore a cambiare se stesso per dimostrare che egli si trova sul lato “giusto”. Separa nettamente due tipi di persone: quelli che analizzano, pensano, riflettono sulla propria condizione e sugli eventi che si verificano attorno a loro, da quelli che invece parlano senza aver ragionato, con frasi fatte o per sentito dire, seguendo come un dogma ciò che qualcun altro ha preconfezionato per loro.

Un po’ tutti lo facciamo; lo si può notare anche nelle piccole cose. Ad esempio, quando si generalizza dicendo che i politici sono tutti uguali o che non c’è nessuno di onesto. Oppure quando si dice che in televisione non c’è nulla di interessante perché ci sono solo i programmi spazzatura trasmessi da RAI e Mediaset – senza pensare, ad esempio, che il Digitale Terrestre mette a disposizione decine e decine (se non centinaia) di canali. Seguiamo come pecoroni quello che vediamo fare dagli altri, ripetiamo come pappagalli ciò che sentiamo dire.
Eppure, è sufficiente spostarsi un po’ più in là, guardare oltre il recinto che ci hanno costruito (o ci siamo costruiti) attorno, e provare ad uscirne.

Pensare in cattività significa mettersi allo stesso livello degli animali che vivono in allevamento. Non hanno possibilità di scampo: devono fare ciò che viene progettato per loro, devono vivere una vita prestabilita; ma la cosa più inquietante è che essi spesso non hanno coscienza di questa loro condizione – perché, ad esempio, sono nati lì – che altrimenti farebbe provare loro una sensazione di impotenza. Invece, magari, tutto sommato sono pure contenti, vivono serenamente, nella normalità; non si rendono conto di vivere in un mondo artificioso.

I mass media hanno un potere pazzesco. Lo si sapeva agli esordi della televisione, quando la RAI fu creata appunto anche con l’intento di alfabetizzare ed alzare il livello culturale degli italiani. Possiamo dire che televisione e giornali siano strumenti potentissimi, in grado di manipolare le idee della popolazione. Del resto, anche l’obiettivo della pubblicità è questo: ripetere un messaggio fino a scolpirlo nella mente degli ascoltatori/lettori, con l’intento di condizionare (forzare) le loro future scelte.

Stiamo attenti, quindi, a non sottovalutare ciò che vediamo e ciò che sentiamo, perché il rischio di “pensare in cattività” è più alto di quanto possiamo immaginare; e tutti possiamo cadere in questa trappola, anche inconsciamente… o magari l’abbiamo già fatto.

Libri, Riflessioni

La difficoltà di farsi un’opinione propria

Volevo solo rivendicare una nostra piccola, piccolissima libertà. Perché la cosa che non sopporto è che ormai tutte le minoranze vengono, giustamente!, difese, tranne una: la minoranza di chi la pensa a modo suo. Ecco, tutto qui. E mi dispiace. Perché ormai, per amor del quieto vivere, non facciamo più nessuno sforzo per pensarla a modo nostro. Abbiamo assunto una sorta di Pensiero Comune Universale, un Pensiero Passe-partout che va bene sempre e dovunque, e che indossiamo come una divisa comoda e calda: per pigrizia non ce la leviamo mai, recitiamo in play-back dieci volte al giorno la stessa cosa, e ce ne andiamo tronfi e sereni per il mondo. Protetti, armati, inattaccabili.

Ma il nostro modo, solo nostro, di pensare credo che soffra da anni in silenzio, e che ora ogni tanto, almeno in qualcuno di noi, cominci a fare il suo lamento. Come il nostro tempo mentale, che si dibatte nella rete dove l’abbiamo imbavagliato. È la stessa cosa. È che non troviamo più il tempo neanche di farci un pensiero nostro sulle cose; e allora ci teniamo i pensieri altrui, o quelli che avevamo pensato tanto tempo fa ma che adesso sono così vuoti, insignificanti e inattuali.

“Palline di pane”, Paola Mastrocola