Personale, Riflessioni

In equilibrio

Pensiero del giorno: quando siamo bambini ci troviamo in una condizione di equilibrio stabile; poi, a partire dall’adolescenza, il nostro equilibrio diventa instabile; finché si diventa adulti, dove l’equilibrio si trasforma in indifferente. Mi spiego…

In fisica, un sistema si dice in equilibrio quando la somma delle forze che agiscono su di esso è nulla, ossia sul sistema non agisce nessuna forza (non viene “stuzzicato”) oppure ve ne sono alcune ma esse si annullano (viene stuzzicato, ma in modo coerente ed armonioso, così da non alterarlo). In altre parole, il sistema non subisce alcuna accelerazione (il suo movimento non cambia). Quando il sistema non ha nemmeno velocità, si trova in un equilibrio statico, ossia è completamente fermo.

Esistono tre tipi di equilibrio statico: stabile, instabile, indifferente. Come si distinguono? Da come reagiscono quando vengono “stuzzicati”. La seguente immagine chiarisce il concetto mostrando esempi concreti dei tre diversi equilibri: provate a pensare cosa accadrebbe colpendo leggermente i tre coni.

Tre coni nei tre diversi tipi di equilibrio statico

Se un sistema si trova in un punto di equilibrio stabile (A) e viene sottoposto a piccole sollecitazioni, reagisce riportandosi nel punto in cui era. Un sistema che si trova in un punto di equilibrio instabile (B), invece, reagisce allontanandosi sempre più da quel punto. Un sistema in equilibrio indifferente (C), infine, passa da un punto di equilibrio ad un altro.

Credo che questo concetto possa essere usato anche per descrivere la crescita degli esseri umani. I bambini vivono in un mondo protetto: non hanno nulla da temere poiché una piccola variazione alla loro condizione viene prontamente gestita dai genitori e l’eccezione viene annullata, ripristinando la normalità… esattamente come avviene in un sistema in equilibrio stabile.

Dall’adolescenza in poi, l’individuo inizia ad avere maggiori responsabilità, ad essere autonomo, in quanto non può più contare sulla protezione dei genitori. Inoltre, iniziano i primi amori, le prime passioni, i primi esperimenti, si iniziano ad avere speranze e aspettative; spesso si hanno sbalzi d’umore, in un periodo ci si sente sulla cima del mondo ed un attimo dopo si cade nella depressione più profonda. E’ come se ci si trovasse costantemente in un punto di equilibrio instabile, in cui una piccola variazione potrebbe far cadere tutto quanto.

Poi, quando si raggiunge la sicurezza di un posto di lavoro, di una casa propria, di una famiglia, ecc… ci si inizia a sentire tranquilli, in pace, come se si fosse raggiunta una condizione che, tutto sommato, va bene. Si accetta il proprio ruolo, la propria condizione nel mondo. Non si hanno più molte aspettative; si è pronti ad accettare tutto ciò che verrà, ma senza preoccupazioni, senza illusioni. Ed ecco che, nella seconda metà della nostra vita, ci troviamo in una condizione di equilibrio indifferente, in cui sono ammesse piccole variazioni, ma comunque non avranno grandi conseguenze su di noi.

#94
Si può anche continuare a vivere senza sapere in quale tipo di equilibrio ci si trova, ma ritengo sia importante essere coscienti della propria condizione e saperla descrivere a parole.

Personalmente, mi piace quando scopro di poter descrivere qualcosa con termini alternativi.

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Citazioni, Libri

Imparare dai bambini

Una volta lui e Julie avevano portato Kate in Cornovaglia. Si era trattato di una breve vacanza, in occasione del primo concerto pubblico del quartetto d’archi. La spiaggia si raggiungeva percorrendo a piedi due miglia di sentiero. Verso il tardo pomeriggio si erano messi a costruire un castello di sabbia vicino alla battigia. Kate era emozionata. Aveva quell’età in cui tutto deve essere esattamente in un certo modo. Le mura dovevano essere squadrate, ci volevano le finestre, bisognava sistemare delle conchiglie a intervalli regolari tutto intorno e l’area interna doveva essere ricoperta di morbide alghe secche. Stephen e Julie avevano deciso di giocare con la piccola finché non fosse arrivato il momento di andarsene. Avevano fatto il bagno e consumato la colazione al sacco. Ben presto però, e senza che si rendessero conto di ciò che stava accadendo, si erano lasciati coinvolgere, prendere dall’urgenza della bambina e il tempo era diventato per loro nient’altro che la minaccia dell’avvicinarsi della marea. Il trio lavorava in chiassosa armonia, dividendo l’uso del secchiello e due palette, scambiandosi ordini perentori, dichiarando il proprio favore o la disapprovazione per l’altrui scelta delle conchiglie o la forma delle finestre, e correndo – mai camminando – avanti e indietro per la spiaggia in cerca di materiale nuovo.
Quando tutto fu a posto ed ebbero fatto svariati giri di ricognizione intorno al capolavoro, si strinsero dentro le mura e sedettero in attesa della marea. Kate era convinta che il loro castello fosse stato costruito così tanto bene da poter resistere al mare. Stephen e Julie l’assecondarono, facendo beffe dell’acqua quando prese a lambire appena i contorni e scacciandola a fischi quando iniziò a risucchiare i primi pezzi del muro. Mentre aspettavano la rovina finale, Kate, che si era infilata tra loro due, li supplicò di rimanere dentro al castello. Voleva che ne facessero la loro casa. Basta con Londra, sarebbero rimasti per sempre a vivere sulla spiaggia e a giocare a questo gioco. Ed era stato più o meno a quel punto che gli adulti avevano rotto l’incantesimo e si erano messi a guardare l’orologio e a parlare di cena e di molti altri impegni. Fecero notare a Kate che tutti e tre dovevano passare da casa a prendere il pigiama e lo spazzolino da denti. Questa le parve un’idea carina e sensata e si lasciò persuadere a riprendere il sentiero e tornare all’automobile. Per giorni, poi, finché la faccenda non fu del tutto dimenticata, continuò a chiedere quando sarebbero andati a vivere nel loro castello di sabbia. Lei aveva detto sul serio. Stephen pensò che se fosse riuscito a far tutto con l’intensità e l’abbandono con cui quella volta aveva aiutato Kate a costruire il castello, sarebbe stato un uomo felice e straordinariamente potente.

“Bambini nel tempo”, Ian McEwan

Attualità

Lottando contro la povertà

I potenti che governano il mondo lo fanno affermando di volersi impegnare per aiutare le famiglie povere. Si prodigano per aiutare i paesi del terzo mondo. In televisione e sui giornali dicono di fare solidarietà. Nel frattempo aumentano la loro ricchezza e la distanza tra i ricchi e i poveri si dilata, in silenzio.

Nell’annuale classifica che Forbes dedica alle persone più ricche del mondo, emerge che rispetto al 2007 i ricchi sono aumentati: quest’anno ci sono 171 persone in più rispetto all’anno scorso che possono essere etichettate come “miliardarie”.

Intanto la gente del ceto medio, che un tempo riusciva a vivere dignitosamente con il poco che aveva, ora si ritrova ad arrancare. Il ceto medio si sta appiattendo e sta per essere inglobato nella classe povera: tra poco ci saranno solo ricchi o poveri, nessuno in mezzo.

Di seguito copio/incollo una lettera che un italiano ha spedito a Beppe Grillo, il quale l’ha pubblicata tempo fa sul suo blog.

«Ieri era una splendida domenica di sole, uno di quei giorni che ti viene voglia di uscire, di vedere tutto sotto quella luce brillante.
Ma non può (si sa) andare tutto come uno lo immagina. Così vedi che tua moglie è strana, la vedi pensierosa, e con gli occhi lucidi. Ti avvicini titubante e timoroso e le chiedi cosa è successo. E qui crolla la serenità. Incominci a rinfacciarti che non è più possibile andare avanti cosi; che non è giusto che lei sia costretta ad andare anche la domenica al lavoro e i lunedì a pulire i negozi per pochi euro. Non trova mai il tempo per staccare la spina, non la porto mai fuori, non le faccio mai una sorpresa, che con la mia misera busta paga non si campa più.
Ha ragione. E’ amaro, duro, avvilente, a trentasei anni sono un fallito, non arrivo a 1500 euro. Con un mutuo da 700 euro mensili, bollette, auto, tasse e mense scolastiche (sì, ho due splendidi bambini), rate dell’auto, benzina, condominio, ecc. non riusciamo neanche a fare la spesa regolarmente.
Così, “incavolato” prendo i due bimbi ed esco con loro, li porto al parco poi alle giostre, li faccio divertire come non facevano da qualche tempo. Verso la via del ritorno li guardavo dallo specchietto retrovisore della macchina, li sentivo chiacchierare e ridere, ed ho iniziato a piangere, sì a trentasei anni piangevo come un bambino. Quando ad un tratto mio figlio più piccolo, accortosi che piangevo, mi chiede: “cosa c’è papà?”. Gli rispondo: “Nulla sono felice perché vi vedo felici”. Sono un bugiardo, avrei dovuto rispondere che ero triste perché avevo speso gli ultimi 16 euro per le giostre, che mi scusavo con loro perché Babbo Natale non si è potuto permettere la Playstation; che non sapevo come pagare due bollette, che il frigo è vuoto, che la mamma ha ragione, non le faccio mai una sorpresa.
Caro Beppe il mio è uno sfogo che avrai ricevuto migliaia di volte, ma oggi ho deciso di scriverti perché mentre ero davanti alla pressa, mi sono ricordato che circa 10 anni fa mi capitò un piccolo incidente. Una molla di un carrello porta fusti si staccò di colpo e mi colpì di striscio la fronte, mi misero 1 punto di sutura, e pochi mesi più tardi arrivò per posta un assegno di 250 mila lire. Mi è balenata l’idea per un attimo di mettere una mano sotto, la pressa, così potevo pagare le bollette arretrate. Ma ho avuto paura.
Alessio»

Attualità

Venghino signori, venghino! Più gente entra, più bestie si vedono!

Ragazza nubile 27enne, commessa, occhi marroni e capelli castano chiaro, alta 1.65, cerca uomo, max 44enne, serio e dinamico, per legame affettivo.

Impiegato di 38 anni, alto, capelli neri, occhi castano scuri, che ama fare molto sport e soprattutto giocare a calcio, cerca una ragazza carina, seria, sincera d’animo, da amare seriamente, per iniziare un rapporto basato sulla lealtà.

Supermercato di uomini e donne. Carne sui banconi. Scegliete ciò che volete, ce n’è di qualsiasi tipo. Soddisfatti o rimborsati: potete portarvi a casa quello che volete, lo provate e, se non vi piace, restituitelo e vi verrà cambiato con un altro.

Comodità a portata di mano. Niente più inutili sprechi di tempo. Prendetevi subito ciò che volete.

In questo mondo indaffarato in cui la velocità è cosa quantomeno necessaria alla sopravvivenza, non conta più l’esperienza accumulata. La ricerca fatta per raggiungere la meta è una cosa lenta e quindi è solo una perdita di tempo. A chi interessa più l’esperienza accumulata, la lezione imparata attraverso sbagli successivi?! Un bambino impara a fare le cose nel modo corretto facendo dei tentativi e, dai propri errori, accumula l’esperienza che gli permette di raggiungere il suo obiettivo. Ma quella è una cosa per bambini. I bambini sono ingenui: noi adulti siamo più furbi. Se si vuole una cosa, il miglior modo per averla è comprarla! E ricordatevi che il valore di una persona è proporzionale alla sua capacità di avere le cose che vuole nel minor tempo possibile! Quindi, affrettatevi, altrimenti i pezzi migliori se li prendono gli altri e voi dovrete accontentarvi delle carcasse, dei rimasugli, e sarete solo dei perdenti, delle persone qualunque.

Per rendere il processo ancora più efficiente, non limitatevi ad andare al supermercato dei desideri a frugare tra la merce esposta… esponete voi stessi! Pubblicizzatevi, descrivete le vostre caratteristiche fisiche e, per la legge sulla tracciabilità dei prodotti, non dimenticatevi di appiccicarvi un’etichetta sulla fronte con la vostra provenienza! Vedrete che così la felicità sorriderà anche a voi. Garantito.

E il regista: «Attento! Hai esattamente un minuto e mezzo per esternare la tua anima.»
E se tu gli rispondi che la tua anima dura almeno tre minuti,
lui ti guarda storto, ti fa rapporto, ti prende per comunista.

(Miele di rose per Giorgio Lo Cascio – Francesco De Gregori)

Personale, Riflessioni

Risveglio

Sono felice.
Da tempo avevo dimenticato la bellezza di un sorriso o di una risata.
E’ bastato poco: una nuvoletta, due bambini, tre coriandoli, quattro pagine…
Prima pensavo di non avere nemmeno il tempo di notare le cose che ora, invece, mi fanno ridere. Leggo “Il giovane Holden” e rido (un po’ lo invidio: lui non si preoccupa di niente, se non di fare ciò che gli passa per la testa… [Vorrei essere come la nuvoletta che non ha paura di andare in posti che non ha mai visto]).
In questi ultimi giorni ho imparato una cosa, o forse semplicemente non la ricordavo più: ridere delle piccole cose, di episodi che apparentemente potrebbero passare per insignificanti ma che sono quelli che contano (uno, due, tre, quattro…).
Ne avevo proprio bisogno.
Questo però ha richiesto di pagare un prezzo: ho dovuto trascurarmi, farmi sopraffare dal lavoro, farmi crescere la barba, tornare alle origini, svuotarmi. Ma il fondo non l’ho toccato: mentre andavo giù, è stato sufficiente un piccolo gesto proveniente dall’esterno, a farmi risollevare. E’ stato come il fruscio tra le foglie dell’Infinito, che ti coglie mentre sei su quel colle che non smetterà mai di esserti caro. Ora ascolto il vento (e lascio che la barba cresca… così, per ridere).
Spero che questo momento di elevata sensibilità alla vita duri il più a lungo possibile. E io cercherò di fare il possibile affinché le fossette accanto ai miei occhi possano formarsi per sempre.

Attualità

Oltre ogni limite

Nell’Inghilterra degli anni Trenta, una bambina di nome Jennifer, si ritrova in un maniero vittoriano nel bel mezzo della campagna, in balia di un branco di perfide ragazzine che si trasformeranno nelle sue aguzzine. Le vengono perpetrate violenze psico-sessuali e fisiche e alla fine viene perfino sepolta viva.
Questo è quanto accade nel videogioco Rule of rose, a dir poco sconvolgente, inquietante e scandaloso, che tra pochi giorni sarà commercializzato anche in Italia. Il videogioco è costruito sulla perversione e la violenza; le immagini del videogame sono pervase da sottintesi omosessuali resi più inquietanti dalla giovane età delle protagoniste.
La grafica del gioco è talmente realistica che alcune scene risultano realmente indigeste. Il videogioco gioca con la psicologia umana, costringendo il giocatore a vivere in prima persona sequenze a cui mai avrebbe voluto assistere (e che nemmeno avrebbe immaginato), in cui si consumano atti espliciti e perversi. Scene in cui due fanciulline si tengono per mano e si dicono dolcemente «Principessa, ti ho salvata. In cambio, un bacio…», per arrivare ad una scena saffica leggermente camuffata da inquadrature che lasciano mal immaginare; non mancano nemmeno veri e propri atti di perversione fisica, che raggiungono il culmine dell’orrore proprio perché le protagoniste di tali scene sono tutte bambine.
In questo videogioco sono più di uno i personaggi adulti piegati alla malignità vendicativa delle bambine: il fattore, “servo”, che insegue e aggredisce Jennifer per volere delle ragazze, il terrificante insegnante che si ritrova legato da resistenti funi con un cervello ormai privo di cellule e neuroni, la povera cameriera che muore dopo una scena atroce per mano di tanti piccoli esseri demoniaci.
Anche la protagonista Jennifer è oggetto di veri e propri atti ignobili: calpestata in viso da piedi sporchi, costretta al contatto ravvicinato con ratti di campagna, costretta ad uccidere a forchettate un mostriciattolo che le si è appeso al seno, inzuppata fracida, obbligata a dover metter un dito in bocca ad una delle fanciulle. E perfino sepolta viva in una bara: il giocatore assiste alla scena, con inquadrature dal fondo della bara che lasciano intravedere le curve adolescenziali della protagonista, la cui gonna fatica a stare al suo posto.
Questo gioco è osceno, scandaloso, depravato, perverso.
Anche a causa della grafica verosimile, se utilizzato da ragazzini o comunque da gente instabile, può avere terribili ripercussioni nella realtà. Il marchio “Vietato ai minori di 16 anni” non assicura che ciò non accada: i ragazzi si scambiano continuamente i videogiochi, oltretutto molti genitori regalano i videogiochi ai propri figli senza curarsi del contenuto. Anche se esistesse un organo di controllo o di censura, non cambierebbe molto: basti pensare che sebbene inizialmente questo gioco era stato vietato in Europa, qualcuno lo aveva già acquistato dal Giappone o dagli Stati Uniti.
Ormai c’è poco da fare. L’unica cosa possibile era quella di non realizzare questo gioco, ma il vile denaro prevale sempre più spesso sul buon senso. Ormai ci si è abituati ad oltrepassare il limite della decenza, dell’etica… e ormai tutto è tollerato.
Oggi, quando si mette al mondo un figlio, bisogna incrociare le dita e sperare che non venga influenzato da tutta la violenza che gli inculchiamo insistentemente e con ogni mezzo.