Attualità, Libri, Riflessioni

In nome della verità assoluta

Je suis Charlie[Giordano] Bruno e [Michel de] Montaigne vivono entrambi la drammatica esperienza delle guerre di religione. Sanno che la convinzione di possedere la verità assoluta ha trasformato le diverse Chiese in strumenti di violenza e di terrore. Sono coscienti che il fanatismo ha favorito lo sterminio di esseri umani innocenti e inermi, arrivando perfino a introdurre distruzione e morte all’interno delle stesse famiglie.

[…] il rischio del fanatismo si annida in tutte le religioni. In ogni epoca, purtroppo, in nome di Dio sono stati commessi massacri, eccidi, genocidi. In nome di Dio sono state distrutte opere d’arte di importanza universale, sono state bruciate intere biblioteche con manoscritti e libri di inestimabile valore, sono stati messi al rogo filosofi e scienziati che hanno contribuito in maniera decisiva al progresso della conoscenza. Basti ricordare il sacrificio di Giordano Bruno, per opera dell’Inquisizione romana, consumato nelle fiamme di Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Oppure l’orrendo supplizio di Michele Serveto a Ginevra nel 1553, ordinato da Giovanni Calvino, su cui continuano a pesare le accuse coraggiosamente pronunciate da Sebastian Castellion:

Non si dimostra la propria fede bruciando un uomo – scrive Castellion nel suo Contro il libello di Calvino – ma facendosi bruciare per essa. […] Uccidendo un uomo non si difende una dottrina, ma si uccide un uomo. Quando i ginevrini uccisero Serveto non difesero una dottrina: uccisero un uomo.

Terribile paradosso: in nome della verità assoluta, sono state inflitte violenze spacciate come necessarie per il bene dell’umanità. […] Anche nel dominio delle cose divine, infatti, il possesso della verità assoluta finisce per distruggere ogni religione e ogni verità. […] gli uomini non possono risolvere, con strumenti terreni, una questione che solo Dio potrebbe risolvere.

[…] nessuna religione e nessuna filosofia potranno mai rivendicare il possesso di una verità assoluta, valida per tutti gli esseri umani. Perché credere di possedere l’unica e sola verità significa sentirsi in dovere di imporla, anche con la forza, per il bene dell’umanità. Il dogmatismo produce intolleranza […]

Solo la consapevolezza di essere destinati a vivere nell’incertezza, solo l’umiltà di considerarsi esseri fallibili, solo la coscienza di essere esposti al rischio dell’errore possono permetterci di concepire un autentico incontro con gli altri, con quelli che pensano in maniera diversa da noi. Per queste ragioni, la pluralità delle opinioni, delle lingue, delle religioni, delle culture, dei popoli, deve essere considerata come una immensa ricchezza dell’umanità e non come un pericoloso ostacolo.

[…] vorrei però chiudere provvisoriamente con una bellissima citazione di Lessing in cui, ancora una volta, l’accento viene posto sulla necessità di cercare la verità:

Il valore dell’uomo non sta nella verità che qualcuno possiede o presume di possedere, ma nella sincera fatica compiuta per raggiungerla. Perché le forze che sole aumentano la perfettibilità umana non sono accresciute dal possesso, ma dalla ricerca della verità. Il possesso rende quieti, indolenti, superbi. Se Dio tenesse chiusa nella mano destra tutta la verità e nella sinistra il solo desiderio sempre vivo della verità e mi dicesse: scegli! Sia pure a rischio di sbagliare per sempre e in eterno mi chinerei con umiltà sulla sua mano sinistra e direi: Padre, dammela! La verità assoluta è per te soltanto.

“L’utilità dell’inutile”, Nuccio Ordine

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