Attualità, Riflessioni

Pensieri in cattività

Alcuni pensano liberamente, alcuni pensano in cattività.
(“Finestre rotte”, Francesco De Gregori)

Dal giorno in cui ho sentito questa frase, me la sono scolpita nella mente. La ritengo una frase perfetta: è incisiva e descrive una realtà inquietante, pur spronando, contemporaneamente, l’ascoltatore a cambiare se stesso per dimostrare che egli si trova sul lato “giusto”. Separa nettamente due tipi di persone: quelli che analizzano, pensano, riflettono sulla propria condizione e sugli eventi che si verificano attorno a loro, da quelli che invece parlano senza aver ragionato, con frasi fatte o per sentito dire, seguendo come un dogma ciò che qualcun altro ha preconfezionato per loro.

Un po’ tutti lo facciamo; lo si può notare anche nelle piccole cose. Ad esempio, quando si generalizza dicendo che i politici sono tutti uguali o che non c’è nessuno di onesto. Oppure quando si dice che in televisione non c’è nulla di interessante perché ci sono solo i programmi spazzatura trasmessi da RAI e Mediaset – senza pensare, ad esempio, che il Digitale Terrestre mette a disposizione decine e decine (se non centinaia) di canali. Seguiamo come pecoroni quello che vediamo fare dagli altri, ripetiamo come pappagalli ciò che sentiamo dire.
Eppure, è sufficiente spostarsi un po’ più in là, guardare oltre il recinto che ci hanno costruito (o ci siamo costruiti) attorno, e provare ad uscirne.

Pensare in cattività significa mettersi allo stesso livello degli animali che vivono in allevamento. Non hanno possibilità di scampo: devono fare ciò che viene progettato per loro, devono vivere una vita prestabilita; ma la cosa più inquietante è che essi spesso non hanno coscienza di questa loro condizione – perché, ad esempio, sono nati lì – che altrimenti farebbe provare loro una sensazione di impotenza. Invece, magari, tutto sommato sono pure contenti, vivono serenamente, nella normalità; non si rendono conto di vivere in un mondo artificioso.

I mass media hanno un potere pazzesco. Lo si sapeva agli esordi della televisione, quando la RAI fu creata appunto anche con l’intento di alfabetizzare ed alzare il livello culturale degli italiani. Possiamo dire che televisione e giornali siano strumenti potentissimi, in grado di manipolare le idee della popolazione. Del resto, anche l’obiettivo della pubblicità è questo: ripetere un messaggio fino a scolpirlo nella mente degli ascoltatori/lettori, con l’intento di condizionare (forzare) le loro future scelte.

Stiamo attenti, quindi, a non sottovalutare ciò che vediamo e ciò che sentiamo, perché il rischio di “pensare in cattività” è più alto di quanto possiamo immaginare; e tutti possiamo cadere in questa trappola, anche inconsciamente… o magari l’abbiamo già fatto.

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