Citazioni, Libri, Riflessioni

Il sapore delle parole

Davanti all’albero secolare della fattoria di Colleville, sotto la guida dei cinghiali che fanno il diavolo a quattro nei bagagliai per la gioia degli uomini che poi lo raccontano, ho vissuto uno dei pranzi più belli della mia vita. Il vitto era semplice e delizioso, ma quello che ho divorato davvero – relegando ostriche, prosciutto, asparagi e pollastra al rango di accessori secondari – è la crudezza dell’eloquio, brutale nella sintassi sciatta ma verace nella sua autenticità giovanile. Ho assaporato con gusto le parole, già, le parole scaturite da un incontro tra fratelli di campagna, certe parole che talvolta dilettano più dei piaceri della carne. Le parole: scrigni che raccolgono una realtà isolata e la trasformano in un momento da antologia; maghi che mutano la faccia della realtà, la impreziosiscono al punto da renderla memorabile e le offrono un posto nella biblioteca dei ricordi. Ogni esistenza è tale grazie al rapporto osmotico fra parola ed evento, in cui la prima riveste il secondo con l’abito di gala. Così le parole dei miei amici fortuiti avevano conferito al pranzo un’aura di grazia inaspettata e, quasi mio malgrado, erano diventate la sostanza stessa del mio banchetto: quel che avevo apprezzato con tanta allegria non era la carne, ma il verbo.

“Estasi culinarie”, Muriel Barbery

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