Riflessioni

Ombre di sapienti

Prima stavo leggendo un libro che mi ha riportato ad un mio vecchio pensiero. Il passo in questione è tratto dal Fedro, in cui Platone fa dire a Socrate:

  «[lo scrivere], di fatto, cagionerà, per mancato esercizio di memoria, l’oblio nelle anime di chi apprenderà, poiché si ricorderà delle cose sulla fede dello scritto, dal di fuori, per caratteri altrui, non da sé, per intimo processo. Non hai dunque trovato una medicina per serbare i ricordi, ma piuttosto per richiamarli. Ai discepoli darai una parvenza di sapere, non la scienza vera; grazie a te, avendo notizia di tante cose senza nessun insegnamento, crederanno d’essere molto dotti e saranno per lo più molto ignoranti, e anche difficili da sopportarsi, poiché saranno ombre di sapienti, non sapienti veri.»

Questo ricalca esattamente la mia opinione del Web. Al giorno d’oggi, sul Web si può trovare di tutto. Se si vuole approfondire un argomento, sul Web si trova tutto il materiale necessario, a partire, ad esempio, da Wikipedia. Magnifico! Il problema è che questo fatto ha delle conseguenze terribili: non è più necessario studiare un argomento, perché si possono facilmente e istantaneamente trovare tantissime informazioni in merito con una semplice ricerca sul Web. Perfino i ragazzi che devono affrontare una ricerca scolastica, oggi, si limitano a fare copia-incolla senza nemmeno rileggere il testo. E il mondo d’oggi porta a pensare che quella sia proprio la strada da percorrere: non è più apprezzato colui che conosce, colui che sa… ma colui che, all’occorrenza, sa dove trovare l’informazione! Ci ridurremo a diventare ombre di sapienti, non sapienti veri.

Annunci

3 pensieri su “Ombre di sapienti

  1. Il concetto è espresso in termini ancora più pregnanti da Gunther Anders ne "L\’uomo è antiquato".
    Dal momento che il mondo ci è fornito a domicilio, attraverso apparecchi tecnologici quali il computer o la televisione, non ne andiamo alla scoperta: dunque, non ne facciamo esperienza. Ma se il mondo viene a noi e non siamo noi ad approcciarci ad esso, allora non siamo più nel mondo, suoi protagonisti, ma ne diveniamo semplici consumatori. 

  2. La geografia, tra le tante altre materie, sta diventando difficile da insegnare.
    Se si spiega ai ragazzini che bisogna studiare stati e capitali la risposta è sempre: “Ma c’è Google Maps”. Ed è difficile ribattere, più che altro perché si rimane allibiti.

    1. Il problema è che la frenesia di questo mondo conduce le persone a pensare che sia corretto avere un modo per ottenere subito ciò di cui ha bisogno, perciò la fatica necessaria per apprendere (o ottenere) qualcosa non è più necessaria.
      E’ ovvio che questo ragionamento funziona se si pensa al raggiungimento o meno dell’obiettivo: entrambi (lo studio o il click su un sito) permettono di raggiungere lo scopo. Ma in questo ragionamento viene sottovalutato un aspetto che, secondo me, è fondamentale: il percorso fatto per raggiungere la meta. Infatti, in un modo la fatica fatta permette di assimilare una certa esperienza che in futuro potrà essere riutilizzata, mentre nel secondo modo ciò non avviene e dunque l’esperienza sarà pari a zero. Io credo che l’esperienza coincida con la conoscenza; quindi senza esperienza non c’è vera conoscenza.

      Il discorso appena fatto, lo si può ritrovare in questo altro mio articolo: https://andreaturati.wordpress.com/2007/03/15/venghino-signori-venghino-piu-gente-entra-piu-bestie-si-vedono/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...