Attualità

Imbecilli!

Ieri sera subito dopo il derby tra Catania e Palermo nel corso di violentissimi scontri fra ultras è stato ucciso un ispettore di polizia. Secondo alcune testimonianze è stato ferito mortalmente dopo avere arrestato un ultras. A nulla sono serviti i tentativi di rianimare l’ispettore, giunto ancora vivo all’ospedale. Anche un suo collega è tuttora in gravi condizioni.
I disordini erano iniziati prima della partita, poi sul campo sono stati lanciati fumogeni. Fuori dallo stadio, sono proseguiti gli atti di violenza. Circa cento persone, tra le quali molti poliziotti, sono rimaste ferite.
È stato così deciso di sospendere tutti i campionati di calcio e sono stati annullati anche tutti gli impegni della Nazionale, non solo per una settimana ma finché non vengano individuate le misure necessarie per evitare che episodi come questi si ripetano.

No. Il calcio non è questo. Il calcio è solo uno sport e per questo va vissuto come un hobby, una allegra e spensierata distrazione ai problemi della vita quotidiana. Finché non capiremo questo, faremo del male a noi stessi, privandoci di un bellissimo sport.

Tutte le persone che si trovavano lì, in mezzo alla strada, davanti ai poliziotti, devono sentirsi colpevoli di aver ucciso una persona. Tutti, nessuno escluso. Anche quelli che erano lì solo a guardare.
Rendetevi conto dell’enorme cazzata che avete fatto. Spero che viviate per sempre con il rimorso di aver ucciso una persona che non voleva essere lì in quel momento, ma lo faceva solo per guadagnare i soldi necessari a mantenere una moglie e due figli di 9 e 15 anni. Spero che vi assalga la vergogna. Spero che ogni istante della vostra vita proviate rammarico e angoscia per aver privato qualcun altro della possibilità di vivere quel momento.

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Un pensiero su “Imbecilli!

  1. Probabilmente avevo sottovalutato l’enorme portata simbolica di quest’evento che da giorni riempie le pagine dei quotidiani ed i nostri neutralissimi telegiornali. Per quanto l’accadimento in questione mi abbia disgustato, l’ho posto sullo stesso livello di altri episodi in cui a lasciarci le penne non è stato l’eroe di turno, il poliziotto o il militare, ma il tifoso, il manifestante, il civile… ma di cui non si è mai parlato con tanto accanimento mediatico.
    Mi vedo quindi costretta ad esprimere la mia opinione sui fatti incresciosi degli ultimi giorni, se non altro perché questi ultimi sono talmente sconvolgenti (evidentemente più di tutti gli altri temi magistralmente trattati in questo blog) da scatenare commenti inaspettati.
    Ho il sospetto che a volte si tenda immediatamente a condannare atti di violenza, senza scendere in profondità per coglierne il retroscena. Certo, mi si dirà, è difficile assolvere questi tipi di perversione di massa che, in nome di un credo calcistico, spingono semplici individui a scagliarsi contro la tifoseria avversaria o, come in questo caso, contro la polizia.
    Il mio intento, tuttavia, non è giustificare ma comprendere.
    Ricordo un fatto storico avvenuto qualche anno fa: in un teatro russo sono stati brutalmente assassinati dei bambini ad opera di terroristi. Immediato lo scandalo e il cordoglio internazionali. All’epoca mi era sembrato singolare il fatto che nessun telegiornale e nessun quotidiano avesse spiegato nel dettaglio le motivazioni di tale massacro. Tramite una ricerca via internet sono riuscita a scoprire che tale gruppo agiva per rivendicare una strage non di centinaia ma di migliaia di donne, bambini ed anziani, uccisi perché cercavano di difendere il proprio Paese da una superpotenza a cui il dominio di quel territorio era necessario solo ed unicamente per il transito del petrolio da uno Stato all’altro.
    Cito quest’episodio per cercare di persuadervi al mio modo di vedere le cose. Mai penserei di giustificare una strage di bambini, ma reputo doveroso indagare le cause che hanno indotto un’azione di tale portata: indagine che non possiamo più permetterci di delegare ai mass media o alle testate giornalistiche, perché nessuno ci dirà la verità.
     
    Un lungo iter per farvi capire che, per quanto mi riguarda, bisogna andare oltre la morte ingiusta di quest’uomo per comprendere le motivazioni di disagio sociale che stanno alla base della crescita di quegli stessi giovani protagonisti delle guerriglie urbane a cui abbiamo assistito.
    Fermarsi alla semplice convinzione che si tratta di migliaia di giovani mentalmente deviati che partono da casa, armati fino ai denti, per ammazzare e distruggere mi sembra leggermente superficiale. Posso anche concordare sul “mentalmente deviati” e, anzi, mi stupisco della mia inconsueta gentilezza nei loro confronti, ma la colpa della loro condizione è prima di tutto della società stessa.
    In un’intervista delle Iene, un Ultras del Padova affermava con estrema convinzione che l’Olocausto è solo un’invenzione di non so chi (forse che, anche in questo caso, sia colpa dei comunisti?!) e che la Shoah non è altro che una grande leggenda. Di fronte ad un caso patologico di questo tipo, direi che non basta sottolineare la sua pochezza intellettuale, ma bisogna inorridire di fronte ad un’ignoranza che probabilmente non è frutto di una scelta personale, ma di un degrado culturale molto più diffuso.
     
    È chiaro che un adolescente, totalmente coinvolto in azioni di massa, non ha oggi gli strumenti culturali e dunque la forza per sottrarsi al meccanismo di pedissequa conformazione: non gli resta perciò che lasciarsi trascinare dagli eventi, finanche ad uccidere un uomo.
     
    Per concludere, mi sembra da ipocriti dimostrarsi affranti di fronte alla morte del calcio: il calcio, quello vero, quello genuino, che faceva battere all’unisono i nostri cuori e univa le nostre famiglie la domenica pomeriggio allo stadio (grazie al cielo, la mia infanzia non è stata così infelice) non è esiste più, l’ho sentito dire da molti.
    Magari queste stesse persone potrebbero rendersi conto che la situazione attuale del calcio (non solo per la tifoseria, citiamo ad esempio il caro Moggi) è solo la naturale conclusione di una parabola che è iniziata anni fa, quando un semplice sport è stato piegato alla logica del vile denaro.
    Magari, queste stesse persone, invece di impegnarsi in disperati vaniloqui, facciano qualcosa di concreto: magari, dico io, non facciano l’abbonamento a Sky. Se nessuno seguisse più questa forma distorta di sport, forse potrebbero rinascere quelle intense emozioni di cui Andrea mi parla spesso: forse potremmo tornare alle origini.

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