Attualità

Fiction vs realtà

Per diversi giorni, su tanti giornali, sono apparse lettere di protesta contro la morte di un personaggio della serie televisiva “Distretto di polizia“. Contemporaneamente sono stati svelati i primi dettagli riguardo alla finanziaria 2007, che a causa della volontà di ridurre il debito pubblico impone diversi sacrifici a molte entità (persone, comuni, imprese…).
Un giorno, su un giornale, ho contato le lettere inviate dai lettori che protestavano contro alcuni punti della finanziaria e quelle che protestavano contro la morte del personaggio della fiction. Il risultato è stato 4 a 1: 4 per la fiction, 1 per la realtà.
Sono sbalordito.
Qualcuno ha commentato che la gente ha voglia di fuggire dalla realtà ed immergersi nella finzione (fiction), perché è stufa e delusa di vivere in una realtà in cui viene offerto l’indulto agli assassini, in cui 16 parlamentari su 50 fanno uso di cannabis o cocaina, eccetera eccetera. Vero… purché non si trascuri la realtà in favore della fiction!
La gente ha diritto di lamentarsi se un personaggio che adora viene cancellato dalla scena; ma quello che mi fa arrabbiare è che la maggioranza della gente che si lamenta di una cosa finta, inventata, non esprime alcun giudizio in merito alle proposte di cambiamento della realtà in cui viviamo!
Siamo arrivati al punto che se J. K. Rowling decidesse di far morire Harry Potter, la gente riempirebbe le piazze con cartelli e striscioni di protesta; mentre accetta in silenzio (al massimo con qualche mugugno) se, pur faticando ad arrivare alla fine del mese, qualcuno gli impone di pagare più tasse. Incredibile. Assurdo.
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Un pensiero su “Fiction vs realtà

  1. In realtà le tasse da pagare sono forse l\’unico aspetto della politica che interessa i cittadini; basti pensare che le ultime elezioni politiche si sono concluse tra promesse metafisiche di abolizione di ogni tipo di tassa: Berlusconi giurò che avrebbe abolito l\’ICI sulla prima casa, la tassa sui rifiuti, e che avrebbe persino rimesso i peccati a tutti gli italiani…
    E molti si ricorderanno del famoso slogan "Meno tasse per tutti", stampato su un numero indefinito di cartelloni che per mesi hanno insudiciato le nostre città, con cui Berlusconi vinse le elezioni nel 2001.
    Una fetta troppo larga di elettori si lascia trainare dall\’utopia della riduzione delle tasse e così i voti se ne vanno nella direzione sbagliata. Sia chiaro: questa finanziaria ha parecchie lacune, ma dubito che il governo di destra avrebbe risollevato le sorti dell\’Italia.
    Ad ogni modo, hai perfettamente ragione: si è ormai diffusa l\’opinione che la politica sia una "cosa sporca", fatta di corruzione e di interessi di pochi, qualcosa che non ci riguarda, insomma. E a partire da quest\’idea, che tra l\’altro non mi sento di confutare, molti si sentono legittimati ad abbandonare il campo della res publica, a delegare il proprio potere decisionale ad altri.
    La politica è ormai diventata un campo per pochi intenditori. Puntualizzo: ascoltare il dibattito televisivo Prodi-Berlusconi, con Vespa che fa da mediatore, per me non è assolutamente "fare politica". Bisogna indagare, approfondire, scendere in profondità, per quanto ci sia dato di comprendere. Il dialogo deve partire dal basso, ancor prima che dal Parlamento: solo dal confronto nasce la possibilità di miglioramento.
    Ma se questi molti hanno almeno un motivo (che io non condivido) per non curarsi della politica, bisogna ammettere che parecchi giovani non si pongono nemmeno il problema politico, e il loro unico dilemma esistenziale resta la definizione della data precisa in cui inizierà l\’ottantesima edizione di Amici di Maria De Filippi. 

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