Attualità

Eutanasia

Ieri sera, un telegiornale ha trasmesso l’appello di un uomo al Presidente della Repubblica. L’uomo è costretto a stare in un letto tutto il giorno, immobile, e riesce a parlare solamente tramite la voce elettronica di un computer, al quale egli è collegato tramite un tubo.
Assistere a quella scena è stato impressionante: la voce artificiale dell’uomo spiegava che ormai non c’è più alcuna speranza, l’unica cosa che può fare è aspettare la morte; e intanto l’unica cosa che si muoveva del corpo dell’uomo erano i suoi occhi, pieni di commozione. Le parole dell’uomo analizzavano la situazione in maniera oggettiva, senza esprimere giudizi o pareri personali; si capiva che quelle parole erano il risultato di molte lunghe profonde riflessioni.

Io, uomo di scienza, non sono mai riuscito ad arrivare ad una conclusione definitiva, riguardo all’eutanasia.

  • CONTRARIO” perché la scienza fa progressi ed è imprevedibile. Ciò che oggi è inguaribile, domani potrebbe essere guarito.
  • FAVOREVOLE” perché la volontà delle persone deve essere rispettata.

L’eutanasia (dal greco, “buona morte”) è una pratica che procura la morte in maniera non dolorosa a persone o ad animali allo scopo di eliminare la sofferenza negli ultimi momenti della vita.
Esistono 3 tipi di pratiche.

  • Eutanasia attiva: si provoca attivamente la morte del malato, per esempio attraverso la somministrazione di sostanze tossiche.
  • Eutanasia passiva: si provoca la morte del malato indirettamente, sospendendo le cure.
  • Suicidio assistito: al malato vengono forniti i mezzi per suicidarsi in modo non doloroso.

Io penso che l’eutanasia passiva debba essere concessa a quei pazienti terminali che ne facciano richiesta e che si trovano in situazioni estreme, in cui è evidente la sofferenza che l’uomo sta subendo (come quello che ho descritto all’inizio).
Il suicidio assistito non mi sembra giusto: se un uomo vuole smettere di vivere, può essere accontentato dalla morte naturale (caso che ricade nel precedente, eutanasia passiva) oppure può uccidersi da solo, con i propri mezzi (suicidio, ma non assistito).
Infine, secondo me, l’eutanasia attiva è più vicina al suicidio assistito rispetto all’eutanasia passiva, perché prevede l’intervento diretto di una persona esterna; quindi tenderei a vietarla.

Comunque è molto difficile esprimere un parere riguardo l’eutanasia perché sono coinvolti i campi morale, religioso, legislativo, scientifico, filosofico e politico. Inoltre, sarebbe necessario valutare con cura ogni caso.
L’unica cosa di cui sono assolutamente sicuro è che storie come quella che ho visto ieri sera mi rendono profondamente triste, e gli uomini coinvolti mi fanno pena. Perciò trovo la loro richiesta comprensibile e più che ragionevole.

 

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Un pensiero su “Eutanasia

  1. Questo è un tema che mi sta molto a cuore: ti ringrazio per aver sollecitato nuovamente la mia riflessione intorno a questo grande problema. 
    Interessante è la distinzione tra eutanasia attiva, passiva e assistita, che non conoscevo nel dettaglio. Senza dubbio, come hai sottolineato tu, sarebbe necessario valutare con cura ogni caso e, quindi, è palese la quasi totale impossibilità di legiferare su questioni che non riguardano il generale ma il particolare. Come fissare i criteri attraverso cui un uomo sarebbe libero di togliersi la vita?
     
    Dici di essere contrario all\’eutanasia perchè la scienza è imprevedibile e fa progressi, ma ti assicuro che un malato terminale, nelle ultime settimane di agonia, se ne frega altamente dei possibili progressi della scienza. Non lo riguardano. Perchè negargli la morte?
    Caso totalmente diverso, invece, è quello delle persone che si trovano in uno stato di coma vegetativo: sempre più frequenti sono i casi di individui che si risvegliano dal coma. Non è giusto negare loro questa opportunità.
     
    Non sono affatto d\’accordo, invece, sul fatto di preferire l\’eutanasia passiva alle altre due tipologie. Condivido il fatto che lo Stato non possa dare il diritto ad un uomo di ucciderne un altro, neppure se è quest\’ultimo a farne richiesta. Tuttavia, dovresti considerare il fatto che sospendere le cure significa abbreviare la sofferenza, non eliminarla.
    Se una persona a cui sei molto legato ti implorasse di far cessare immediatamente il suo dolore, non faresti di tutto per accontentarla? O le diresti: "Facciamo così: invece di eliminare il tuo dolore, te lo abbrevio".
    I malati di tumore, per esempio, durante le ultime settimane di vita, solitamente perdono coscienza del mondo esterno: arrivano non solo a non riconoscere più moglie e figli, ma addirittura perdono la percezione della realtà (anche se nessuno può saperlo con precisione).
    Ma è evidente che soffrono molto, finchè il corpo, straziato dal dolore, cede. Negare la morte ad un individuo che non è già più uomo è la forma di brutalità antidemocratica per eccellenza.    
     
    E poi: se un uomo di fronte a me sta morendo a causa di un veleno e io, pur avendo tra le mani l\’antidoto, deliberatamente non glielo somministro, allora divento almeno una causa concomitante della sua morte. Anche se il veleno non gliel\’ho iniettato io stesso.
    Quello che intendo dire è che, sospendendo le cure, comunque io determino la morte accellerata di una persona: ovvero, la uccido.
    Dal mio punto di vista, la sospensione delle cure è già "omicidio" (nel senso puramente letterale del termine, senza alcuna implicazione morale).
    Permettere la sospensione delle cure e non l\’eutanasia attiva significa cercare di alleggerirsi la coscienza perchè, è comprensibile, prendere la decisione immediata della morte di una persona cara, non è una cosa facile.
    Meglio sospendere le cure e aspettare che la morte naturale venga da sè.
    Mi sembra proprio un controsenso.
     

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