Spiegazione del testo di “Rimmel”, di Francesco De Gregori

Questo post si discosta dai precedenti. Voglio provare una cosa nuova: prendere una delle canzoni – a mio parere – più belle che siano mai state create e spiegarne dettagliatamente il testo; o meglio, darne la mia personale interpretazione.

Le canzoni di De Gregori spesso sono giudicate criptiche e talvolta addirittura incomprensibili; invece, ritengo che la loro bellezza risieda proprio in questo: raccontano una storia dipingendone alcuni particolari, senza darne il quadro completo. Sta all’ascoltatore completare il quadro aggiungendo dettagli, dando un nome e un volto ai protagonisti, immaginando ciò che c’è stato prima e cosa avverrà dopo…

Ovviamente, la mia vuole essere solamente una valutazione parziale, perché io analizzerò solamente il testo – mentre una canzone si compone di testo e musica. Alla fine del post, trovate comunque il link ad un video di questa stupenda canzone.


La canzone “Rimmel” è stata pubblicata nel 1975, nell’omonimo album. A quei tempi la gente era abituata alle solite canzoni d’amore che vedevano il picco più alto di popolarità con Sanremo; per intenderci, le canzoni che fanno rima con sole/cuore/amore (non che adesso la situazione sia molto diversa…). Rimmel è una canzone d’amore, ma diversa da tutte le altre: la novità rivoluzionaria (almeno per quei tempi) è che narra la fine di una storia d’amore.

La copertina dell’album Rimmel sta a significare proprio questo: una rottura con le convenzioni. Il bel ritratto femminile a colori, al centro, infatti, è circondato da uno sfondo bianco e nero totalmente dissonante, che disturba la scena e lascia una sensazione di inquietudine, che perfino la protagonista sembra percepire.

Copertina dell'album Rimmel, di Francesco De Gregori

Il titolo della canzone proviene dal cosmetico che usano le donne per allungare ed annerire le ciglia. Suggerisce proprio ciò di cui si parla: un trucco, un qualcosa di forzato, artificiale, che nasconde una verità inopportuna, non gradita.

L’incipit della canzone rispecchia una caratteristica distintiva di De Gregori: non comincia dal principio presentando i personaggi o annunciando i fatti; è come se noi fossimo arrivati in ritardo, quando tutto è già iniziato. Tanto è vero che la prima parola della canzone è una congiunzione, come dire che prima c’era dell’altro che purtroppo ci siamo persi…

E qualcosa rimane
fra le pagine chiare e le pagine scure

Giusto per essere chiari: abbiamo appena iniziato ma la storia si è già conclusa, consumata. Ha lasciato degli strascichi, dei rimasugli: il libro che racchiude i ricordi di questa storia è pieno di episodi positivi (pagine chiare), ma anche di pagine brutte, oscure.

e cancello il tuo nome dalla mia facciata

Ma non siamo qui a ripassare i ricordi della nostra storia, ormai dobbiamo abituarci all’idea che non saremo più una cosa sola.

e confondo i miei alibi e le tue ragioni
i miei alibi e le tue ragioni.

E ora colpe o meriti, alibi o ragioni, si confondono, perdono di significato, e comunque si sa che non pendono mai da una parte sola. Abbiamo sbagliato entrambi, ed entrambi abbiamo ragione. Punto.

Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente

Qualcuno aveva predetto per noi un futuro roseo, promettente, pieno di belle cose.

ma uno zingaro è un trucco

Ma si sa, i chiromanti sono falsi, è tutto un trucco, esattamente come il rimmel: non bisogna credere loro.

e un futuro invadente
fossi stato un po’ più giovane
l’avrei distrutto con la fantasia
l’avrei stracciato con la fantasia.

Lo zingaro mi aveva convinto raccontandomi perfino alcuni particolari della nostra futura vita insieme, a tal punto che l’ho trovato invadente: avrei preferito che alcune piccole cose del nostro futuro rimanessero private, solamente nostre. Ad ogni modo, quelle cose non sono accadute e la profezia non si è avverata. Alla fine, è stato solamente un bel gioco di fantasia di quello zingaro: a ripensarci, se fossi stato consapevole del gioco (e solamente di qualche anno più giovane) l’avrei potuto battere inventandomi molte più cose di lui.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro ancora

Ora puoi baciare qualcun altro, non mi interessa più. Puoi pure sostituire tutte le mie fotografie con quelle di qualcun altro. Anzi, puoi pure prenderle e ritagliare la mia faccia, se vuoi, oppure incollarci sopra quella di un altro. Prendi i ricordi che hai di me e facci quello che vuoi, tanto ormai non hanno più alcun valore.

i tuoi quattro assi bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Avevi in mano la nostra storia, avevi un poker di assi in mano, ma stavi barando: erano tutti dello stesso colore. Ho sempre saputo che baravi, con me. E così come hai barato con me, puoi farlo (di nascosto o alla luce del sole, come preferisci) anche con quelli che mi seguiranno; anzi, sono sicuro che lo farai. Alla fine del gioco, però, non è detto che tu debba buttarli via per forza, potete semplicemente rimanere amici come abbiamo fatto noi.

Santa voglia di vivere
e dolce Venere di rimmel

E cosa rimane della nostra storia? Solamente la voglia di andare avanti, la sacrosanta voglia di continuare a sopravvivere. E rimani tu, dolce come la dea dell’amore, Venere, ma che non esiti ad usare trucchetti.

come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.

(Notare qui il richiamo al detto “come quando fuori piove” usato per ricordarsi l’ordine dei semi delle carte “cuori, quadri, fiori, picche”, che si riallaccia agli aspetti del gioco, del fato, del destino, già ricordati nel precedente ritornello). Un giorno tu mi hai chiesto se avevo ancora quella foto, che faceva risaltare il tuo splendido sorriso, mentre eri persa ad osservare qualcosa.

Ed il vento passava
sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona

In quella foto, il vento passava su di te e tu quasi non te ne accorgevi talmente eri assorta nei tuoi pensieri.

e quando io senza capire ho detto: «Si»
hai detto: «È tutto quel che hai di me».

Quando ti ho risposto che conservavo ancora quella foto, tu – bruscamente – hai ribattuto dicendomi di tenerla ben stretta perché era tutto ciò che mi rimaneva di te.

È tutto quel che ho di te.

Bene, allora sai cosa ti dico?! Sì, è tutto quello che voglio conservare di te. Non mi serve altro.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro ancora
i tuoi quattro assi bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

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36 responses to this post.

  1. Posted by Umberto Boldrin on 17 aprile 2011 at 11:10

    Mi piace la tua interpretazione alcune cose onestamente mi sfuggivano ma trovo logico quanto da te riportato.

    Rispondi

  2. Posted by renxo on 30 giugno 2011 at 19:04

    ciao
    anche io ho trovato piacevole la tua interpretazione, ma alcune cose non le condivido.
    Chi mi ha fatto le carte
    mi ha chiamato vincente

    Qualcuno aveva predetto per noi un futuro roseo, promettente, pieno di belle cose.

    secondo me lui si sta riferendo al suo futuro, senza la partecipazione di qualche altra persona. infatti dice “chi MI ha fatto le carte” non “chi Ci ha fatto le carte”…secondo me questo è riferito a qualcos’altro…è tra le cose che non capisco e che mi lascia perplesso. Complimenti, comunque per il lavoro svolto e la passione che dimostri.

    ciao
    V

    Rispondi

    • Grazie per i complimenti. Comunque, hai ragione: quel particolare mi era sfuggito.
      Noto che tutta quella strofa è incentrata su una singola persona, non sulla coppia.

      Chi MI ha fatto le carte
      MI ha chiamato vincente
      ma uno zingaro è un trucco
      e un futuro invadente
      FOSSI stato un po’ più giovane
      l’AVREI distrutto con la fantasia
      l’AVREI stracciato con la fantasia.

      Nonostante questo, ritengo che tutto il discorso rimanga valido, anche se riguarda solamente un individuo. Se a rivolgersi al chiromante sia stata la coppia o solamente uno dei due, poco importa. Anzi, questo evidenzia maggiormente l’enorme delusione del narratore (che è uno dei due partner), il quale si sente ancora più solo e abbandonato mentre ripensa a quando – a LUI – avevano predetto un glorioso futuro: invece, pare che questo suo entusiasmante futuro ormai non possa più essere raggiunto, in quanto un futuro poteva dirsi “vincente” solamente se LEI fosse stata presente (cosa che invece, ora, sembra persa per sempre).
      Sembra che con questa strofa il protagonista voglia aumentare i danni provocati da colei che ha deciso di rompere la storia, aumentando le sue – di lei – responsabilità, cioè accusandola di aver distrutto anche cose di cui lei non era nemmeno a conoscenza: le aspettative che uno zingaro aveva creato in lui.

      Rispondi

      • Posted by Anonimo on 21 luglio 2012 at 17:00

        ho trovato questo frammento di intervista a De Gregori dove spiega l’episodio dello zingaro:

        Michelangelo Romano: Lo zingaro che è un trucco, un futuro invadente, è un episodio reale?

        Francesco De Gregori: Sì, un giorno mi hanno fatto le carte e mi hanno detto cose molto belle, mi hanno detto che sarei stato molto felice, mi hanno detto “Sarai un vincente”. Però tutto sommato non è bello che uno ti dica quello che diventerai, credere allo zingaro forse è mancanza di fantasia, mancanza di giovinezza, del coraggio di dire “vaffanculo, adesso io esco e chissà cosa succede

        Rispondi

        • E’ un particolare che non conoscevo. Grazie per averlo condiviso!
          Dove l’hai trovato? Si può leggere l’intervista integrale?

          Rispondi

          • Posted by Filippo on 24 agosto 2012 at 12:54

            Intervista a De Gregori di Michelangelo Romano e Paolo Ciaccio, riportata in Francesco De Gregori: un mito, Riccardo Piferi (a cura di), edizioni Lato Side Roma, 1980, pag. 57

            Rispondi

        • Posted by Giulio on 15 febbraio 2013 at 16:07

          In un periodo della sua vita De Gregori si avvicinò a De Andrè…tanto che si recò nella villa in Sardegna di Faber a scrivere dei pezzi con lui. La prima moglie di De Andrè (la madre di Cristiano) sapeva leggere le carte…un giorno Francesco le chiese di leggere, attraverso le carte, il suo futuro…Lei lesse che l’allora giovane Francesco De Gregori avrebbe avuto un futuro da vincente…

          Evento raccontato da Cristiano De Andrè in una intervista trasmessa in uno speciale della RAI

          Rispondi

      • Posted by Anonimo on 17 dicembre 2012 at 09:40

        Secondo me , quando dice: chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente, significa che si è fatto consigliare da qualcuno come doveva comportarsi convincendolo che sarebbe andato tutto bene, ma in realtà forse era quest’altro “giocatore” che l’ha fregato e gli ha fregato la donna ..!

        Rispondi

    • Posted by Francesco on 7 dicembre 2012 at 04:32

      Il libro che racchiude i ricordi di questa storia se lo sfogli o se forse sfogli le poche pagine che sono rimaste racconta episodi belli, episodi tristi, forse situazioni brutte. Ma questa storia ormai è finita, non saremo più una cosa sola. Il tempo ormai ha sbiadito le ragioni che ci hanno portato a dividerci, perdono significato i miei alibi e le tue ragioni. Comunque si sa, quando una storia d’ amore finisce la ragione non sta mai da una parte sola.
      Ho chiesto ad uno zingaro se ti avrei potuto riconquistare, mi ha detto tante cose, sarò anche uno vincente, ma sono troppo vecchio per poterti riconquistare dal tuo nuovo amante anche se l’avrei sicuramente battuto con la mia fantasia. Questo dovrebbe consolarmi, ma, lo zingaro dice solo quello che vorremmo sentire ci venga detto.
      Ora pero per me è finito tutto. Puoi baciare chi vuoi, puoi buttare le mie foto, puoi ritagliare la mia faccia incollandoci sopra quella di chi vuoi. Prendi i ricordi che hai di me e fanne ciò che vuoi, a me non rappresentano più nulla. Avevi in mano la nostra storia, io sapevo che con me baravi, ma ti amavo, forse i miei occhi non volevano vedere. Continua a giocare e a barare anche lui, alla fine riuscirai a rimanergli amica come del resto lo siamo noi.
      Alla fine dobbiamo comunque andare avanti dolce dea dell’amore ma non continuare ad usare i tuoi trucchi come il giorno che mi ha lasciato, ti ricordi, pioveva, il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona, mi domandasti se conservavo ancora quella foto in cui sorridevi ma eri intenta a pensare a qualcos’altro. Quando io senza capire ho detto si, mi hai detto tienila stretta e tutto quello che ti rimarrà di me. E’ vero è l’unica cosa che ho di te, e l’unica cosa di te che conserverò.

      Rispondi

  3. Posted by Nicolò on 31 dicembre 2011 at 22:11

    Trovo la tua analisi quasi perfetta o meglio rispondente a quello che ho sempre pensato. L,unica cosa, e vorrei anche la tua opinione, e’ che vedo il loro rapporto segnato dalla differenza sociale ed economica (lui povero lei ricca). Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente ma e’ uno zingaro e’ un trucco…… I miei alibi e le tue ragioni…… Sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona.
    Sono contento di aver trovato uno stimatore di testi perché’ anche a me piace immaginare cosa l’autore vuole dire.
    Un saluto Nicolò’.
    P.S. Sarebbe bello che gli autori alla fine ,o dopo un po’ di tempo,spiegassero il loro vero significato.

    Rispondi

    • Ciao Nicolò, ti ringrazio per l’apprezzamento.
      Francamente non ho mai pensato alla condizione economica dei protagonisti, ma ora che mi ci fai riflettere devo ammettere che quel “collo di pelliccia” mi ha sempre spinto a immaginare lei come una ragazza superba e altezzosa, probabilmente appartenente ad una classe sociale superiore a quella del ragazzo.
      Però, al di là della pelliccia non trovo altri segni che possano far riferimento alla condizione sociale o economica dei protagonisti… Ad ogni modo, ti ringrazio per avermi offerto un ulteriore punto di vista col quale guardare questa meravigliosa storia!

      Infine, non credo mi piacerebbe che un autore spiegasse in maniera completa ed esaustiva ogni sfumatura del testo di una sua canzone: toglierebbe spazio all’immaginazione e non permetterebbe a gente come noi di allietare il nostro tempo “perdendoci” in intriganti riflessioni.

      Rispondi

  4. Posted by Nicolò on 3 gennaio 2012 at 15:01

    Caro Andrea, pensandoci bene e’ giusto che ognuno abbia le sue immagazioni sul significato delle canzoni. Vorrei che tu riflettessi sulla frase …”i miei alibi le tue ragioni ” non ti dico altro vorrei solo conoscere il tuo pensiero. Noto che sei una persona profonda e ,in questo mondo, e’ già una rarità . Ciao Nicolò

    Rispondi

    • Ciao Nicolò, grazie ancora per i complimenti. Non capisco esattamente a cosa ti riferisci, dunque proverò ad elaborare il mio pensiero riguardo a quel passo della canzone in maniera generica.

      Un alibi è una prova che dimostra l’estraneità ad un reato, o una scusa che può essere usata per giustificare un comportamento manchevole. Una ragione è un motivo che giustifica un determinato comportamento.
      Entrambe le parole indicano, dunque, la presenza di fatti che giustificano determinati accadimenti. Tuttavia, la parola “alibi” assume una sfumatura negativa in quanto presuppone la presenza di un reato dal quale ci si deve scagionare ed è comunque sempre intaccato da un po’ di incertezza (infatti, in un tribunale, un alibi deve essere sempre supportato da prove evidenti, per essere ritenuto valido); mentre la parola “ragione” assume una sfumatura positiva in quanto sembra suggerire una condizione oggettivamente valida, un dato di fatto.
      Il fatto che in questa canzone venga sottolineato che gli alibi sono “miei” mentre le ragioni “tue”, suggerisce che il protagonista provi un generale senso di colpa. Probabilmente, questa sensazione è dovuta alle accuse che il partner ha rivolto al protagonista. Tanto è vero che il protagonista sembra assumersi la responsabilità di quanto accaduto, senza però riuscire a capirla fino in fondo… a tal punto che rimane insicuro, continuando a confondere “i miei alibi e le tue ragioni”.

      Rispondi

  5. Posted by Anonimo on 20 febbraio 2012 at 23:05

    Interprtazione buona, anche se la foto “in cui sorridevi e non guardavi” è in realtà quella dell’album.
    Il nome della ragazza è stato cancellato (“cancello il tuo nome dalla mia facciata”), lasciando semplicemente Rimmel che identifica la Dolce Venere.
    Per quanto riguarda l’amicizia, è un imbroglio, come possono essere quattro assi di un colore solo.
    Notevole aver trovato il Come Quando Fuori Piove all’interno del testo: il rapporto è come una partita (vedi per confronto “Niente da Capire: “ma io non lo sapevo che era una partita, posso dartela vinta e tenermi la mia vita”)

    Rispondi

    • Ti ringrazio delle tue osservazioni, sebbene concise (mi sarebbe piaciuto leggere le tue argomentazioni in maniera più approfondita).
      Su tutte, mi ha colpito la tua nota sull’amicizia, in quanto mi era finora sfuggita.
      In effetti, il ritornello termina con l’affermazione “i tuoi quattro assi [...] di un colore solo [...] puoi [...] farli rimanere buoni amici come noi“.
      Il fatto che la loro storia d’amore si sia tramuta in un’amicizia che viene paragonata ai quattro assi dello stesso colore sta appunto a significare che quest’amicizia è in realtà una forzatura, un qualcosa di artificioso, destinato ad essere scoperto e a cadere miseramente… e l’aggettivo “buona” attribuito a questa amicizia lo sottolinea con pungente sarcasmo.
      E’ inutile fingere: dopo il fallimento di una storia d’amore che lascia rimorsi e delusioni, mantenere una buona amicizia è un’utopia, è una finzione… e tentare di realizzarla equivale a barare.

      Rispondi

  6. Posted by fede on 22 febbraio 2012 at 00:14

    Mi è piaciuta moltissimo la tua interpretazione, però tendo a visualizzare gli ultimi versi in modo diverso. Mi spiego: “Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona” secondo me si riferisce al momento in cui stanno parlando e non alla foto…comunque complimenti!

    Rispondi

    • Sì, anche la tua interpretazione di quel verso è decisamente plausibile… Come ho già scritto, il bello delle canzoni di De Gregori è anche questo: ognuno le può immaginare come vuole!
      Grazie dei complimenti e, soprattutto, di aver condiviso il tuo pensiero.

      Rispondi

  7. Posted by Anonimo on 22 febbraio 2012 at 18:56

    I miei più vivi complimenti al critico del testo: un’analisi precisa e passionale. Anche alcuni interventi mi hanno colpito per profondità e intelligenza.
    Saluti

    Rispondi

  8. Posted by Marco on 2 marzo 2012 at 23:51

    Molto scontata e spesso forzata!!!!! Studia di più!!!

    Rispondi

    • Innanzitutto è bene tenere sempre a mente che ciò che è scontato per uno potrebbe non esserlo per altri…
      In secondo luogo, come ho sottolineato all’inizio dell’articolo, questa è una mia personale interpretazione del testo della canzone. De Gregori (che ne è l’autore) non ne ha mai spiegato il testo, dunque mi chiedo a cosa possa riferirsi il tuo incitamento a “studiare di più” visto che non c’è una fonte ufficiale, riconosciuta e inconfutabile da studiare.
      Io non sono certo contro le critiche (anzi, le considero utili), però ritengo doveroso che esse vengano argomentate (cosa che invece tu non hai fatto), altrimenti rimangono critiche superficiali e inutili, dettate forse solamente da un po’ di inspiegabile astio.

      Rispondi

  9. Posted by Valerio on 23 marzo 2012 at 21:11

    Notevole! Davvero una bella interpretazione. Ho solo una precisazione da fare sul verso “ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona”. Credo che qualcuno abbia detto che si tratti, come tutta la canzone del resto, di un fatto autobiografico, in particolare del momento in cui i due si sono incontrati a seguito di un furto della pelliccia di lei. Ovviamente questo non era ricavabile dal solo testo della canzone, ma la tua interpretazione rimane comunque, a fronte di questa mancanza, molto credibile.

    Rispondi

    • Ciao Valerio.
      A dire il vero è la prima volta che sento questo particolare. Potrebbe essere anche vero, del resto tutti noi ci siamo trovati a vivere episodi descritti in questa canzone, perché praticamente ognuno di noi ha interrotto una storia d’amore o è stato lasciato…
      Francamente, però, penso che sia solo una “leggenda metropolitana”, come del resto quella che vuole che la famosa “Buonanotte fiorellino” tratti della morte di una ragazza a causa della caduta dell’aereo su cui viaggiava.

      Rispondi

      • No, sembra proprio che NON sia una leggenda metropolitana. L’episodio è raccontato da Giorgio Lo Cascio, grande amico di FdG, in De Gregori, Franco Muzzio Editore, Padova, 1990, pag. 56. Lo ricavo da http://it.wikipedia.org/wiki/Rimmel_(brano_musicale)#cite_note-2
        In generale la tua analisi del testo mi sembra molto convincente nei risultati e comunque corretta nel metodo (filologico), smentendo chi ha citato Ezra Pound a proposito dei testi di De Gregori: “Il pensare divide. Il sentire unisce”. Senza affatto rinunciare al sentire occorre sempre aggiungere il pensare, per non cadere nel sentimentalismo kitsch.

        Rispondi

  10. Credo che il futuro”Invadente”si riferisca al pronostico di un futuro sfacciatamente positivo ed importante con lei ed il seguito della strofa,”..l’avrei distrutto con la fantasia”si riferisce al fatto che se avesse avuto la schiettezza giovanile,l’avrebbe fatto uscire dagli stereotipi,quel futuro,troppo soffocato da quello che si “voleva”da loro.Piccolo aiutino,per il resto lo trovo perfetto,nonchè originalissima l’idea di cercare l’interpretazione giusta!

    Rispondi

    • Ciao Carlitasss. Appena ho letto il tuo commento mi sono subito chiesto: “Ma non l’avevo scritto?”. Sono andato a rileggere il post ed ho capito che in realtà non ero riuscito a descrivere bene questo passaggio, sebbene nella mia testa fosse chiaro. Ti ringrazio quindi per aver portato alla luce anche questa sfumatura!

      Rispondi

  11. Posted by riccardo on 12 settembre 2012 at 00:25

    Bellissimo

    Rispondi

  12. Posted by Shak on 17 dicembre 2012 at 21:16

    La amo! Me l ha dedicata la persona più importante di tutta la mia vita! :(

    Rispondi

  13. Mi è piaciuta molto questa interpretazione, il bello di De Gregori è il fatto che sia quasi ermetico. Condivido anche l’interpretazione del verso “chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente”, perchè lui è il protagonista, non si parla della coppia, ma nonostante ciò lui si sente vincolato a lei e la vede parte di lui stesso, almeno non troppo intimamente, perchè “cancello il tuo nome dalla mia facciata” mi fa pensare che l’autore non volesse legarsi a lei totalmente, magari per paura di rimanere ferito, come è avvenuto.
    Inoltre non credo che mi piacerebbe sapere in realtà cosa nascondono i testi, perchè è bello fantasticarci su, specialmente quando si tratta dei cantautori, il disincanto della realtà ci lascia sempre un po’ delusi.

    Rispondi

  14. Secondo me sei stato bravissimo….

    Rispondi

  15. Posted by Anonimo on 16 aprile 2013 at 14:16

    Bella interpretazione. Complimenti!!!

    Rispondi

  16. Posted by Ale on 18 luglio 2013 at 15:25

    Io concordo col fatto che Rimmel sia uno pseudonimo per il nome della donna (al posto di un Francesca di Battisti o una Sally di Vasco), si chiarirebbe l’uso di “facciata”, riferito al vinile. Complimenti per il CQFP :D. Per quanto riguarda questa parte: e un futuro invadente
    fossi stato un po’ più giovane
    l’avrei distrutto con la fantasia
    l’avrei stracciato con la fantasia.
    Lo zingaro mi aveva convinto raccontandomi perfino alcuni particolari della nostra futura vita insieme, a tal punto che l’ho trovato invadente: avrei preferito che alcune piccole cose del nostro futuro rimanessero private, solamente nostre. Ad ogni modo, quelle cose non sono accadute e la profezia non si è avverata. Alla fine, è stato solamente un bel gioco di fantasia di quello zingaro: a ripensarci, se fossi stato consapevole del gioco (e solamente di qualche anno più giovane) l’avrei potuto battere inventandomi molte più cose di lui.

    Il futuro non è invadente perché gli viene rivelato da un cartomante/chiromante, è invadente perché De Gregori l’ha fatto suo, da un lato adagiandosi su di lei (è lei che ha i 4 assi quindi il controllo della partita/storia), convinto di poter sempre cadere in piedi, e dandole una fiducia che, a posteriori, non meritava, dall’altro, ma forse perché è difficile trarre le fila lucidamente da una storia appena (?) conclusa, non sa quanta parte hanno giocato le sue scuse, il non voler affrontare le crisi e le “pagine scure” della storia, dall’altro le sue ragioni, non sempre vere.

    Rispondi

  17. Posted by Anonimo on 23 agosto 2013 at 22:08

    Quel “cancello il tuo nome dalla mia facciata” io lo interpreterei in maniera molto piu’ prosaica: “cancello il tuo nme dal mio citofono” significa che hanno vissuto anche insieme e lei se n’e’ andata, che ne pensi?

    Rispondi

    • L’immagine del nome di lei che sparisce dal citofono rende molto bene l’idea. Mi piace molto.
      Chissà se De Gregori aveva in mente proprio questa immagine…

      Rispondi

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